L’Assegno di inclusione cambia volto dal 2026 e mette fine a una delle criticità più discusse. Il rinnovo non prevede più mesi senza sussidio, ma introduce una riduzione sulla prima mensilità. Stretta anche sul pensionamento anticipato sia per uomini sia per donne.
La Manovra 2026 è molto discussa in quanto ha dato un taglio netto alle pensioni, innalzando le finestre d’uscita e non solo. Interviene anche sull’assegno di inclusione eliminando lo stop del rinnovo ma riducendo la prima mensilità.
L’Assegno di inclusione 2026 entra in una nuova fase con la Legge di Bilancio 2026, che interviene in modo strutturale sulle regole di rinnovo della misura. Il cambiamento più rilevante riguarda la fine dello stop obbligatorio tra un periodo e l’altro di fruizione, una sospensione che in passato lasciava le famiglie senza sostegno economico. Al posto dell’interruzione, però, arriva una novità destinata a incidere immediatamente sul reddito disponibile: la prima mensilità del rinnovo viene dimezzata. Una scelta che punta a garantire continuità, ma che introduce una riduzione automatica dell’importo proprio nel momento del passaggio al nuovo periodo di beneficio.
L’Assegno di inclusione è stato introdotto nel 2024 dal decreto legge 48/2023 in sostituzione del Reddito di cittadinanza. . Con la Manovra 2026, contenuta nel comma 158, l’ADI diventa una prestazione continuativa, senza più il mese scoperto tra la fine dei primi 18 mesi e l’avvio del rinnovo.
La continuità, tuttavia, comporta una riduzione economica iniziale. La legge stabilisce che la prima mensilità del periodo di rinnovo venga riconosciuta nella misura del 50% dell’importo ordinario. La riduzione si applica a ogni rinnovo, anche in presenza di più periodi successivi di 12 mesi, previa presentazione di una nuova domanda.
È prevista una norma transitoria limitata nel tempo. Il contributo straordinario di 500 euro spetta esclusivamente ai nuclei per i quali il diciottesimo mese di percezione dell’ADI ricade nel novembre 2025. Per le prestazioni in scadenza a dicembre 2025, invece, si applica direttamente il nuovo regime, senza sospensione e senza bonus aggiuntivo.
L’importo massimo dell’ADI corrisponde ai limiti di reddito previsti dalla norma ed è modulato in base alla scala di equivalenza. Per i nuclei che vivono in affitto è riconosciuta un’integrazione fino a 3.640 euro annui, ridotta a 1.950 euro per i nuclei composti esclusivamente da over 67 o persone con disabilità. In ogni caso, l’importo annuo complessivo non può essere inferiore a 480 euro.
Nel nuovo assetto, la prima mensilità del rinnovo al 50% incide direttamente sulla liquidità delle famiglie nel mese di passaggio, pur garantendo l’assenza di vuoti nell’erogazione. L’ADI resta comunque legato all’obbligo di adesione a un percorso di inclusione sociale o lavorativa, formalizzato attraverso il Patto di attivazione digitale.
La Legge di Bilancio 2026, approvata in via definitiva dal Parlamento, interviene anche sul sistema previdenziale introducendo una stretta sui pensionamenti anticipati. Le modifiche colpiscono sia uomini che donne, con un impatto particolare sulle lavoratrici e sui giovani interamente nel sistema contributivo.
La manovra prevede la cancellazione di due canali di uscita anticipata. Viene eliminata Opzione donna e viene meno la possibilità, per i giovani, di cumulare i contributi INPS con quelli versati alla previdenza integrativa al fine di raggiungere l’importo minimo di pensione che, nel sistema contributivo, consente il pensionamento anticipato a 64 anni, con tre anni di anticipo rispetto all’età ordinaria. A queste misure si aggiunge l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, che contribuisce a rendere più restrittivo l’accesso alla pensione anticipata.
Come misura compensativa, l’Esecutivo introduce un intervento mirato a favore dei giovani, prevedendo la possibilità di conferire il TFR alla previdenza integrativa attraverso il meccanismo del silenzio-assenso. Una scelta che punta a rafforzare le posizioni previdenziali future, in un contesto di progressivo irrigidimento delle regole di uscita dal lavoro.
L’insieme degli interventi contenuti nella Manovra 2026 disegna quindi un quadro di maggiore continuità nelle misure assistenziali, come l’Assegno di inclusione, ma anche di maggiore rigidità sul fronte previdenziale. Due direttrici che incidono direttamente sulle prospettive economiche delle famiglie, dei lavoratori e delle nuove generazioni.
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