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Economia e Finanza

Assegno Unico, spetta ai residenti all’estero? La questione e cosa c’è da sapere

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Cosa c’è da sapere e quali alcuni dettagli in merito al riconoscimento dell’Assegno Unico ai residenti all’estero: spetta? Il punto sulla questione

Si tratta di un tema sempre di grande rilevanza e che suscita interesse ed attenzione, l’Assegno Unico, anche per quanto riguarda la questione riconoscimento dello stesso ai residenti all’estero. Sul tema, due interrogazioni presentate alla Commissione Affari Sociali della Camera e alla Commissione Lavoro del Senato.

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Una questione importante, quella che si lega all’Assegno Unico, con un tema che riguarda il riconoscimento del medesimo ai residenti all’estero. A rilevarlo, due interrogazioni che sono state presentate rispettivamente alla Commissione Affari Sociali della Camera e alla Commissione Lavoro del Senato.

A spiegarlo è pensioneoggi.it, il quale sottolinea che tali due interrogazioni parlamentari, indirizzate al Ministero del Lavoro in merito ai criteri di concessione della misura, (3/03418 e 5/08324), hanno denunciato un punto, ovvero ciò che riguarderebbe il diritto negato alla misura proprio in merito agli italiani residenti all’estero, il quale potrebbe violare il diritto comunitario. Così come per quanto riguarda i cittadini che risiedono in Italia ma col nucleo familiare che risiede all’estero.

Come i più attenti sapranno, dal primo marzo dell’anno corrente l’assegno al nucleo familiare e le detrazioni per figli a carico di età minore di 21 anni sono stati abrogati e sostituti proprio dall’assegno unico universale, una misura che è vincolata, tra le altre cose, alla residenza in Italia con – di riflesso – l’esclusione circa migliaia di contribuenti italiani, lavoratori e pensionati, che risiedono all’estero e che in passato hanno percepito ANF e detrazioni fiscali.

Assegno Unico e residenti all’estero, le interrogazioni parlamentari: alcuni dettagli al riguardo

Tanti dunque gli aspetti importanti e che possono essere oggetto di approfondimento quando si parla a vario di livello di temi legati all’economia, come nel caso delle misure e dell’assegno unico: al riguardo, quando ne è prevista l’erogazione, così come per Naspi, Rdc e bonus 200 euro a luglio 2022.

A proposito del tema in oggetto, approfondito da Pensioneoggi.it, si legge che la denuncia degli atti di indirizzo parlamentare riguardano il fatto che l’esclusione andrebbe a violare i principi cardine per quanto riguarda il diritto comunitario. Rispetto gli italiani all’estero, e, nel dettaglio, nell’ambito della UE, la norma contrasterebbe con l’art.7 regolamento numero 883/2004, intitolato “Abolizione delle clausole di residenza”.

Secondo questo, le prestazioni in denaro che sono dovute a titolo della legislazione di uno o di più Stati membri “non possono essere soggette ad alcuna riduzione, modifica, sospensione, soppressione o confisca per il fatto che il beneficiario o i familiari risiedono in uno Stato membro diverso da quello in cui si trova l’istituzione debitrice”

In merito alla quesitone che si lega poi ai soggetti che risiedono in Italia e che hanno a proprio carico familiari che risiedono all’estero, l’articolo 67 del sopra menzionato regolamento numero 883/2004 riconosce il diritto alle prestazioni familiari per i familiari i quali risiedono in uno Stato membro diverso da quello competente ad erogare queste prestazioni, come se risiedessero – si legge – in quest’ultimo stato membro.

Una norma che sarebbe stata disattesa, si legge su pensioneoggi.it, dal momento che nell’AUUF i figli che risiedono all’estero, non convivendo con il richiedente non fanno parte del medesimo nucleo familiare ai fini ISEE. E dunque, per tale ragione, sono irrilevanti al fine della relativa concessione.

Ancora, gli atti di indirizzo parlamentare suggeriscono anche di riconoscere l’AUUF quantomeno ai cittadini italiani residenti all’estero i quali pagano le imposte sul reddito in Italia, e che non siano percettori di analoghe prestazioni all’estero. Oppure di ripristinare ANF e detrazioni fiscali per figli a carico di età minore di anni ventuno. A tal punto, si legge infine, non resta che aspettare quello che potrebbe/potrà essere l’orientamento da parte del Governo.

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