Nel 2026 il bonus mamme si sdoppia tra contributo mensile e esonero contributivo pieno. Le lavoratrici con almeno due figli possono ottenere fino a 720 euro, mentre per chi ha tre figli e un contratto a tempo indeterminato resta l’azzeramento dei contributi IVS fino a 3.000 euro. Dal 2027 entrerà in vigore un nuovo esonero strutturale.
Nel panorama delle misure a sostegno della genitorialità, il bonus mamme 2026 introduce un sistema articolato che coinvolge lavoratrici dipendenti, autonome, contribuzione IVS, reddito annuo e requisiti familiari.
Il tema tocca direttamente busta paga, contributi previdenziali, accesso ai benefici tramite domanda all’INPS e limiti di reddito fissati a 40.000 euro. La disciplina distingue tra esonero contributivo totale e contributo mensile diretto, con regole diverse per numero di figli, tipologia contrattuale e settore lavorativo. L’intervento si inserisce nel quadro delle politiche di sostegno al lavoro femminile e alla natalità, mentre già si delinea un cambiamento strutturale a partire dal 2027.
Nel 2026 il bonus mamme funziona su due regimi alternativi che non si possono cumulare. Da un lato opera un contributo economico erogato dall’INPS, dall’altro resta attivo fino al 31 dicembre 2026 l’esonero contributivo totale della quota IVS a carico della lavoratrice.
Il contributo INPS prevede 60 euro al mese per un massimo di dodici mensilità, quindi fino a 720 euro complessivi. Possono accedervi le lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato, con esclusione del lavoro domestico, e le lavoratrici autonome iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria. La misura riguarda le madri con almeno due figli e con reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro annui. Per le madri con due figli il beneficio dura fino al compimento dei dieci anni del figlio più piccolo; per le madri con tre o più figli che non rientrano nell’esonero contributivo pieno, il contributo spetta fino ai diciotto anni del figlio più piccolo. L’erogazione avviene su domanda e il contributo non concorre alla formazione del reddito imponibile, non subisce contribuzione e non incide sull’ISEE. Per le lavoratrici autonome, nel 2026 questa rappresenta l’unica misura accessibile.
Parallelamente, fino al 31 dicembre 2026 resta in vigore l’esonero del 100% della quota IVS a carico della lavoratrice per le madri con almeno tre figli titolari di un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, sia nel settore pubblico sia nel privato, sempre con esclusione del lavoro domestico. L’esonero può arrivare fino a 3.000 euro annui, riparametrati su base mensile, e produce un effetto diretto in busta paga attraverso la riduzione delle trattenute previdenziali. Chi beneficia di questo azzeramento contributivo non può richiedere il contributo mensile da 60 euro.
Dal 2027 il quadro normativo cambierà ancora. È previsto l’avvio di un nuovo esonero contributivo strutturale introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 e rinviato dalla Manovra 2026. La misura riguarderà le madri lavoratrici con almeno due figli entro determinati limiti di reddito e coinvolgerà sia dipendenti sia autonome non in regime forfettario. I provvedimenti attuativi definiranno modalità operative e misura effettiva dell’esonero.
Per le pratiche riferite al 2025, comprese eventuali domande integrative o tardive, restano valide le istruzioni già pubblicate dall’INPS. Il 2026 si configura quindi come un anno di transizione, con due strumenti distinti che rispondono a esigenze diverse: da un lato un sostegno economico diretto fino a 720 euro, dall’altro un alleggerimento contributivo fino a 3.000 euro per chi ha tre o più figli e un contratto stabile. Una scelta che incide in modo concreto sulla gestione del reddito familiare e sulla struttura della busta paga delle madri lavoratrici.
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