Qualcosa si muove nel mercato immobiliare: mentre i tassi scendono, cresce l’interesse per le seconde case. Non è solo un ritorno alla casa delle vacanze, ma un vero cambio di prospettiva. Le scelte finanziarie diventano più consapevoli, i mutui più cauti, e il tasso fisso si conferma protagonista. Il boom delle seconde abitazioni racconta un’Italia che cerca stabilità e investimenti concreti, anche in tempi incerti.
C’è chi sogna il mare d’inverno e chi cerca un angolo tranquillo tra i monti. Ma dietro l’aumento degli acquisti di seconde case c’è molto di più di una semplice fuga dalla città. I numeri parlano chiaro: nel 2024, secondo Tecnocasa, le richieste di mutuo per seconde abitazioni hanno raggiunto l’1,96% del totale, in crescita rispetto all’anno precedente. Una tendenza che racconta una nuova strategia familiare, più attenta e meno impulsiva.
Chi investe in una seconda casa tende ad avere una disponibilità economica più solida e spesso utilizza una parte consistente del proprio capitale. Il mutuo, se richiesto, è ridotto e scelto con attenzione. L’importo medio si aggira attorno ai 109.000 euro, inferiore a quello medio per la prima casa. E non è un caso che il tasso fisso sia ormai scelto da quasi tutti: chi compra non vuole sorprese. Preferisce pagare qualcosa in più ma dormire sonni tranquilli, con rate stabili e pianificabili.
La stabilità è tutto. E in un contesto economico ancora incerto, il tasso fisso è diventato la regola. Nel 2024, il 96,3% di chi ha acceso un mutuo per una seconda casa ha optato per questa formula. Un dato eloquente, che riflette il bisogno di sicurezza e di controllo sulle spese. Anche con tassi in calo, il variabile resta fuori gioco: troppo rischioso, soprattutto per un investimento non primario.
Le banche, dal canto loro, considerano i mutui per seconde case più rischiosi rispetto a quelli per l’abitazione principale. In caso di difficoltà economiche, è più facile che il debitore scelga di rinunciare alla rata della casa secondaria. Questo si traduce in condizioni più rigide: tassi leggermente più alti e importi erogati inferiori.
Nonostante ciò, l’interesse resta alto. Molti preferiscono impiegare risparmi personali per limitare l’indebitamento. In questo modo si mantengono margini di flessibilità e si evita l’esposizione finanziaria. Il tasso fisso diventa quindi una garanzia: consente di pianificare a lungo termine, senza temere gli scossoni del mercato.
Le differenze territoriali raccontano una storia interessante. È al Sud e nelle Isole che i mutui per seconde case pesano di più, toccando il 2,30% del totale. Qui, l’acquisto spesso non è solo un investimento, ma un ritorno alle origini, alla casa di famiglia, o un progetto per il futuro. Le zone a vocazione turistica continuano ad attirare chi cerca una rendita da affitti brevi o stagionali.
Ma il boom ha un rovescio della medaglia. In molte località, soprattutto costiere o montane, i prezzi sono saliti a tal punto da rendere difficile l’accesso agli immobili per i residenti. Esempi come Barcellona, che ha limitato drasticamente gli affitti brevi, o alcune zone della Francia dove le seconde case sono scoraggiate, fanno riflettere anche l’Italia.
Nel nostro Paese, città come Gallipoli o Taormina stanno vivendo un vero squilibrio: case vuote per gran parte dell’anno e residenti costretti ad allontanarsi. La questione diventa anche fiscale: l’INPS e l’Agenzia delle Entrate richiedono trasparenza su affitti e rendite. Gestire una seconda casa implica responsabilità e conoscenza delle regole.
Il desiderio di possedere un secondo angolo di mondo resta forte. Ma oggi è accompagnato da maggiore consapevolezza. Non si compra più solo per sognare, ma anche per costruire. E forse è proprio questa la vera evoluzione.
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