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Btp Italia: un disastro che non ha aiutato il debito pubblico

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I BTp Italia sono stati instaurati per le famiglie, questi si sono rivelati un autentico fallimento non aiutando il debito pubblico.

BTp Italia (AdobeStock)

I bond retail nel nostro paese fanno sempre più fatica a decollare. Sono frutto del Governo Monti e dell’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel tentativo di dare una mano al debito pubblico italiano.  In breve, questi titoli di stato sarebbero stati adatti per le famiglie e conteneva un premio per chi avrebbe conservato a lungo le azioni nel proprio portafoglio.

La chiara e prevedibile intenzione del Governo Monti era quello di dare respiro al debito pubblico italiano. Ma così non è stato. Con il successivo aiuto da parte della BCE, con conseguenti tassi azzerati, così che gli italiani hanno avuto sempre meno la volontà di avere in mano i BTp. Talmente ampia fu la portata del flop che lo stesso Tesoro aprire un discorso con gli investitori istituzionali.

Neanche i BTp Futura, emessi lo scorso anno hanno cambiato la situazione. Sono stati emessi in momenti differenti ma la situazione è rimasta immutata. E Neanche con Mario Draghi al Governo.

BTp Italia e Futura un lento e costoso declino

Il fallimento dei bond retail è scaturito da due criteri: il rendimento iniziale e il premio per gli obbligazionisti cassettisti. Infatti nel tentativo di ingolosire gli investitori individuali (le famiglie), lo Stato ha proposto cedole sui rendimenti esistenti in relazione ai titoli di pari durata residua. Un piccolo rialzo si è segnalato nel novembre 2013 quando il Btp a 4 anni raggiunse 22 miliardi con una cedola del 2,15%. Questo evento non ebbe seguito.

LEGGI ANCHE >>> La guida ai titoli di Stato italiano: BOT, BTP, CCT, CTZ

Tali bond non sono stati la soluzione per rendere il debito pubblico italiano più sostenibile. E oltre ai costi di emissione, un altro problema è dettato da fatto che allungarli per 20, 30 o 40 anni riduce di molto la volontà di investire da parte delle famiglie. Naturalmente un discorso di mentalità che cambia dagli investitori individuali a quelli istituzionali.  Forse sarebbe meglio pensare i bond come accessorio delle emissioni ordinarie con cui fare poco affidamento sulle questioni della fiscalità.

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