Il Btp italiano è oggi un po’ più vicino a quello tedesco. Il rendimento del titolo di Stato decennale dell’economia più forte dell’eurozona arriva all’1% per la prima volta dal 2014.
In risalita, concertata ci sono tutti i rendimenti dei bond europei che scontano in anticipo gli effetti della stretta monetaria da parte della Banca centrale europea.
Un Btp italiano paga ormai quasi il 2,9% un aumento di 200 punti base rispetto a solo un anno fa. L’inflazione insieme alla stagflazione dell’eurozona ormai già scontata sul Pil italiano, potrà manifestare i suoi effetti negativi ancora sulla Germania e sull’incremento dei rendimenti dei Titoli di Stato.
Da quando il presidente russo ha scatenato la sua guerra di aggressione, Berlino ha bloccato il gasdotto Nord Stream 2. L’aumento del prezzo del gas è seguito ai cinque pacchetti di sanzioni contro Mosca compreso l’embargo sul carbone.
La Germania ha dovuto stanziare 100 miliardi di euro di aiuti al Paese e mettere in bilancio una spesa per la difesa pari al 2% del Pil. L’economia tedesca ha evitato per un soffio la recessione tecnica crescendo nel primo trimestre appena dello 0,2%. Hanno invece manifestato i primi effetti staffilativi quella francese e italiana.
Oggi e domani si riunisce la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, che dovrebbe decidere un nuovo rialzo del costo del denaro dello 0,5%. A testimonianza di come l’inflazione sia problema comune è diffuso la decisione di stamane della banca centrale australiana che ha portato i tassi dallo 0,1 allo 0,35%. La Germania vive anch’essa nella consapevolezza di dover tenere unita l’eurozona a discapito di quelle che sono le ripercussioni per l’economia nazionale.
Le sanzioni alla Russia sono vissute come un male necessario; il 55% del gas importato arriva proprio da Mosca. Eppure, pur di non rompere l’unità dell’Occidente Berlino pur contrariata e non ancora pronta sosterrà l’embargo petrolifero di cui si discute nell’ultimo mese.
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