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Cambio di residenza, le false dichiarazioni che puoi pagare molto care

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Il cambio di residenza è un’azione normale e praticata anche più volte durante la vita. Ma a livello giuridico e soprattutto fiscale bisogna stare molto attenti a quello che si dichiara. Ci sono in ballo pesanti conseguenze per chi mente.

Le Leggi parlano molto chiaro su tutti i temi riguardanti la vita dei cittadini. Per quanto riguarda il cambio di residenza, i controlli sono effettuati di routine. Ma diventano più stringenti in alcuni casi. Questo perché dichiarare il falso riguardo alla propria posizione abitativa è considerato un vero e proprio reato. Andiamo a scoprire quand’è che si rischia di più.

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Per definizione, la residenza è il luogo dove la persona vive regolarmente, dove può stabilire la sede principale dei suoi affari, degli interessi e dei legami familiari. Differente è invece il domicilio. Solitamente, residenza e domicilio sono la stessa cosa, ma un cittadino può scegliere di risiedere in un determinato Comune e avere anche il domicilio in altro luogo. Anche per il domicilio, però, deve essere dimostrata una certa regolarità nel vivere in quella specifica località.

Perché qualcuno mente sul cambio di residenza?

Esistono molti casi per cui una persona disonesta potrebbe decidere di dichiarare il falso. Non prendiamo in considerazione le dimenticanze o gli errori, che tutti possiamo commettere. Anche se, com’è noto, la Legge non ammette ignoranza. Quando si cambia residenza, dunque, bisogna conoscere le procedure, informarsi, e attuare tutto ciò che è richiesto dalle normative vigenti.

La residenza, infatti, non è considerato solo come “l’indirizzo” dove trovare una persona. A livello amministrativo e fiscale ha il suo preciso valore. Siccome in base alla residenza si possono ottenere esenzioni (es. il pagamento dell’IMU sulla prima casa) o ricevere Bonus e indennità (es. l’RDC) è purtroppo frequente che qualcuno dichiari il falso. Per non perdere questi benefit fiscali.

Mettiamo il caso, ad esempio, che un giovane vada a vivere da solo, e riduce il numero dei componenti della sua famiglia. Che magari, proprio perché in tanti e con poche entrate, aveva ottenuto Bonus, Reddito di Cittadinanza o altro. Il nucleo familiare, per continuare a ricevere le erogazioni, è tenuto sempre a comunicare qualsiasi variazione. Proprio perché gli Enti preposti possano ricalcolare – o eliminare se necessario – gli importi versati a sostegno.

Poniamo anche il caso che una coppia sposata abbia una seconda casa. Uno dei coniugi, per non pagare l’IMU, potrebbe dichiarare la residenza proprio nella seconda casa. E in realtà vivere nella prima col partner. Può anche capitare che qualcuno, per non “essere trovato” dai creditori, finga di risiedere in un luogo mentre in realtà vive continuativamente in un altro. O magari qualcuno non dichiara il cambio di residenza per non perdere il medico di famiglia. Insomma, i casi – purtroppo – sono tanti.

Le conseguenze di una dichiarazione mendace

Chi fa il “furbetto” però può pagarla davvero cara. Se i controlli sulla residenza sono sempre effettuati di routine, in caso di presenza di benefit aumentano. Se un cittadino viene “pizzicato” ad aver mentito sulla residenza, o a non aver comunicato per tempo la variazioni, sono guai seri.

Secondo la Legge, si tratta di un reato ben preciso: il reato di Falso Ideologico. Punibile persino con il carcere, da 2 mesi a 2 anni. In caso di presenza di RDC, invece, si sale da 2 a 6 anni. L’illecito diventa penale quando si presenta un’autodichiarazione presso uffici di Enti di vario tipo, magari proprio per ottenere benefici.

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