Un BTP con cedola al 2,95%, acquistabile sotto la pari e con un rendimento netto del 3,35% fa parlare di sé tra chi cerca stabilità e rendimenti costanti. Prezzo a 92,23, tassazione agevolata e garanzia statale: questo titolo sembra offrire molto a chi ha una visione a lungo termine. Ma cosa si nasconde dietro questi numeri così ordinati? E perché proprio questo BTP ha attirato l’interesse di tanti risparmiatori?
In un contesto di tassi altalenanti e incertezze economiche, tornare a valutare i titoli di Stato non è più una scelta da investitori tradizionali. Alcuni strumenti, come questo BTP 2,95% con scadenza settembre 2038, stanno tornando protagonisti perché offrono qualcosa di molto ricercato: una combinazione tra rendita prevedibile e ritorno interessante. Chi lo acquista oggi, lo fa a un prezzo di 92,23, cioè sotto il valore nominale di rimborso.
E già questo rappresenta una prima leva per ottenere rendimento extra, grazie alla differenza tra prezzo pagato e somma rimborsata a scadenza.
Oltre alla cedola fissa annuale, che garantisce entrate regolari, il vantaggio fiscale dato dalla tassazione al 12,5% rende questo investimento ancora più attraente rispetto a molte altre forme di impiego dei propri risparmi. Tuttavia, il fatto che la scadenza sia così lunga richiede riflessione: è adatto solo a chi ha un orizzonte d’investimento coerente con quella durata.
Acquistare oggi il BTP 2,95% a 92,23 significa entrare in un investimento che premia la costanza. La cedola annuale di 2,95% su 10.000 euro nominali equivale a 295 euro lordi, pari a circa 258 euro netti ogni anno. In tredici anni si tratta di oltre 3.300 euro netti solo in cedole. A questo si aggiunge il guadagno in conto capitale alla scadenza: acquistando oggi a 9.223 euro e ricevendo 10.000 a scadenza, si genera una plusvalenza netta di circa 680 euro. Sommati, i guadagni portano a un rendimento annuo netto attorno al 3,35%.
Un altro punto a favore è la sicurezza. Il titolo è emesso dallo Stato italiano, che offre un certo grado di affidabilità sul rimborso. Inoltre, il regime fiscale agevolato al 12,5% rappresenta un beneficio tangibile, soprattutto se paragonato alla tassazione standard del 26% su altri strumenti finanziari. È proprio questo mix tra rendimento, tassazione favorevole e solidità a renderlo interessante per chi vuole pianificare entrate regolari nel tempo.
Tuttavia, non tutto è così tranquillo come sembra. Il primo fattore da considerare è la durata: tredici anni sono tanti. Chi dovesse aver bisogno di liquidità prima della scadenza potrebbe essere costretto a vendere sul mercato secondario, e qui i rischi aumentano. Il prezzo del titolo è infatti molto sensibile alle variazioni dei tassi di interesse. Se i tassi salissero anche solo dell’1%, il valore del BTP potrebbe scendere anche del 10%, con perdite potenziali se si vende prima della fine.
Altro elemento da non sottovalutare è l’inflazione. Una cedola fissa perde potere d’acquisto se il costo della vita sale rapidamente. Negli scenari con inflazione sopra il 4-5%, i 295 euro lordi all’anno rischiano di valere meno in termini reali. Inoltre, anche se l’Italia è un emittente considerato affidabile, il rischio Paese non è nullo e va messo nel conto.
Alla luce di questi aspetti, questo BTP può essere una scelta sensata per chi ha obiettivi di lungo periodo e non ha bisogno di smobilitare il capitale prima del 2038. La tranquillità dei flussi costanti e la possibilità di ottenere un rendimento netto stabile lo rendono adatto a un certo tipo di profilo. Ma come sempre negli investimenti, ciò che è giusto per uno non lo è per tutti.
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