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Economia e Finanza

Donare casa a un solo figlio si può, in modo legittimo e senza impugnazione del testamento

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La legge consente al genitore di donare la casa a un solo figlio, senza che gli altri eredi possano opporsi a tale decisione.

Nonostante la legge tuteli i diritti di tutta la prole, ammette che i genitori donino un immobile di loro proprietà a uno soltanto a uno dei figli. Affinché tale operazione sia valida, è necessario che vengano rispettate precise regole, a tutela dei cd. eredi legittimari, ossia il coniuge, i figli e, in assenza di questi ultimi, i genitori.

Donare casa a un solo figlio si può, in modo legittimo e senza impugnazione del testamento (trading.it)

La donazione, innanzitutto, deve essere effettuata dinanzi a un notaio e alla presenza di due testimoni e deve essere trascritta nei registri immobiliari. L’atto “inter vivos”, inoltre, non è definitivo, perché non deve ledere la quota legittima, ossia la parte di eredità che spetta ai legittimari. Quali sono le norme da rispettare affinché la donazione sia lecita e il testamento non venga impugnato?

Donazione dell’immobile a un solo figlio: le regole per evitare problemi

Alla sua morte del genitore, ogni figlio avrà diritto a un terzo del patrimonio (in assenza del coniuge), mentre il restante terzo costituirà la cd. quota disponibile, che può essere lasciata a chiunque e, quindi, anche solo a un figlio (attraverso la donazione).

Donazione dell’immobile a un solo figlio: le regole per evitare problemi (trading.it)

Nel caso in cui l’immobile abbia un valore maggiore a quello della quota disponibile, i figli possono esercitare l’azione di riduzione e chiedere al giudice il reintegro della quota legittima. Questo perché, anche i beni donati in vita dal defunto sono ricompresi nell’asse ereditario. L’azione di riduzione va esercitata entro 10 anni dalla morte del donante. Trascorso tale periodo, la donazione diventa definitiva e non è più contestabile. Questa regola conosce un’eccezione: il genitore dichiara, nell’atto di donazione, che venga fatta “con dispensa da collazione“, a patto che rispetti la quota legittima.

Opera, inoltre, la prescrizione dell’art. 485 del codice civile, che vieta i patti successori. Di conseguenza, il genitore può donare la propria casa solo a un figlio, ma facendo molta attenzione. Alla sua morte, infatti, gli altri eredi legittimi potrebbero far valere i diritti violati. Per evitare problemi, sarebbe sempre opportuno consultare un notaio o un avvocato specializzato in diritto successorio.

Si potrebbe far valutare il patrimonio e compensare alla donazione con altri beni o del denaro, da destinare agli altri figli; in alternativa, si potrebbe inserire nel testamento una clausola per spiegare le ragioni per le quali l’immobile è stato destinato soltanto a un erede. Se non ci sono conflitti familiari, questi accorgimenti potrebbero essere sufficienti a evitare conseguenze legali.

Antonia Festa

Sono una giurista, grande appassionata del mondo classico, di letteratura, politica, musica, teatro e cinema, divoratrice di serie TV. Sono socia di una compagnia di teatro amatoriale e ho curato la sezione 'Intrattenimento' per un giornale online, recensendo film e spettacoli televisivi e teatrali. Attualmente, lavoro come web content writer, occupandomi soprattutto di temi di natura previdenziale ed economica, che mi permettono di coltivare e approfondire il mio interesse per il diritto.

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