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Doppia TARI? Ecco i 2 casi peggiori in cui rischi di pagare due volte senza saperlo

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Il versamento della TARI è spesso oggetto di dubbi quando intervengono variazioni nella composizione del nucleo familiare. Un caso tipico è quello del cambio di residenza, che comporta lo spostamento di un soggetto da un’unità abitativa a un’altra nello stesso Comune. La questione riguarda la corretta imputazione della tassa e l’eventuale rischio di doppio conteggio da parte dell’amministrazione comunale.

La TARI, introdotta con la legge 147/2013, è il tributo comunale destinato alla copertura dei costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Il suo calcolo dipende da diversi fattori, tra cui la superficie dell’immobile e il numero dei componenti del nucleo familiare residente.

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Quando si verifica un cambio di residenza o la costituzione di una nuova famiglia anagrafica, il Comune deve aggiornare la banca dati per evitare che lo stesso contribuente venga considerato contemporaneamente in più nuclei. Un errore in tal senso porterebbe a un’ingiustificata duplicazione del tributo.

Cosa accade in caso di cambio di residenza

Il contribuente che trasferisce la residenza nello stesso Comune e costituisce una nuova famiglia anagrafica è tenuto a presentare la denuncia di variazione TARI. In base all’articolo 1, comma 659, della legge 147/2013, l’obbligo dichiarativo permette all’ufficio tributi di aggiornare la posizione e ridefinire correttamente la quota di contribuzione. In questi casi, il cittadino deve essere conteggiato nel nucleo originario fino alla data del trasferimento e nel nuovo nucleo dal giorno successivo.
Un conteggio doppio per l’intero anno, come a volte accade per errori di aggiornamento, non è conforme alla normativa.

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La giurisprudenza amministrativa e le interpretazioni dell’IFEL (Fondazione ANCI) hanno più volte ribadito che la TARI è legata all’effettiva occupazione dell’immobile e alla presenza dei soggetti residenti. Pertanto, se il contribuente ha lasciato il primo nucleo il 2 gennaio, da quella data deve risultare solo nella nuova posizione.

Come correggere un eventuale errore

Nel caso in cui il Comune conteggi un contribuente in entrambi i nuclei per l’intero anno, è opportuno richiedere un ricalcolo. La richiesta va presentata all’ufficio tributi, allegando la documentazione che attesta la variazione della residenza e la costituzione della nuova famiglia anagrafica. Se l’errore non viene corretto in via amministrativa, resta la possibilità di ricorrere alla Commissione Tributaria Provinciale, come previsto dal decreto legislativo 546/1992.

Va ricordato che la TARI non è una tassa personale, ma patrimoniale: ciò significa che il presupposto impositivo è il possesso o la detenzione dell’immobile, non la persona in sé. Tuttavia, il numero dei componenti incide direttamente sulla tariffa e, per questo, una duplicazione della quota individuale risulterebbe illegittima. Le fonti ufficiali, comprese le circolari ministeriali e le delibere comunali, confermano che l’aggiornamento tempestivo della denuncia evita simili problematiche e tutela il contribuente da richieste indebite.

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