Un messaggio improvviso, magari mentre si è in spiaggia o si sta godendo il tempo con la propria famiglia. Il datore che chiama e chiede di rientrare in servizio durante le ferie. Una situazione che spiazza e che apre mille dubbi: il mio datore di lavoro mi ha richiamato dalle ferie: devo tornare o posso rifiutarmi? Le regole esistono, ma spesso non sono chiare a chi si trova coinvolto. Tra diritti tutelati e doveri contrattuali, ecco cosa bisogna sapere prima di disfare la valigia.
Le ferie sono spesso il momento più atteso dell’anno. C’è chi le programma con mesi d’anticipo, prenota viaggi, organizza attività. Non è solo una pausa: è un diritto riconosciuto dalla Costituzione e dal Codice Civile.

Ma quando arriva una chiamata inaspettata dall’azienda, tutto si complica. Alcuni lavoratori si sentono obbligati a dire sì, altri si chiedono se possono legalmente rifiutare. E poi c’è il tema delle spese, del disagio, dell’eventuale rischio di sanzioni. In mezzo, ci sono regole precise che possono fare chiarezza, ma solo se applicate correttamente.
Quando il rientro dalle ferie è legittimo
Il mio datore di lavoro mi ha richiamato dalle ferie: devo tornare o posso rifiutarmi? La risposta non è sempre immediata. Secondo l’articolo 36 della Costituzione e l’articolo 2109 del Codice Civile, le ferie sono irrinunciabili e vanno godute nel rispetto delle esigenze del lavoratore. Tuttavia, la legge prevede delle eccezioni, soprattutto in presenza di emergenze impreviste.

Se il contratto collettivo o un accordo individuale prevede esplicitamente la reperibilità anche durante le ferie, il datore può richiamare il dipendente in casi di necessità reale. Ad esempio, in ambito sanitario o in ruoli altamente specializzati. Ma attenzione: non basta una generica difficoltà aziendale. Il richiamo deve essere motivato, documentato e tempestivo. Deve anche essere comunicato con un preavviso sufficiente, che tenga conto della distanza e della possibilità concreta di rientrare.
In caso contrario, il lavoratore può legittimamente rifiutarsi, senza rischiare sanzioni disciplinari, purché non sia stato informato in modo corretto o non ci sia alcuna clausola che obblighi alla reperibilità.
Chi paga le spese del rientro e quando si può dire no
Cosa succede se, nonostante tutto, il lavoratore accetta di rientrare dalle ferie? Le spese sostenute, viaggi, cancellazioni, prenotazioni perse, possono essere rimborsate? In alcuni contratti, come quello dell’industria alimentare, è previsto espressamente il rimborso, purché le spese siano documentate. In assenza di una norma specifica, l’azienda non è obbligata a pagare, ma può farlo per correttezza.
Secondo fonti accreditate, se il richiamo è stato ingiustificato o improvviso, il lavoratore può rivalersi anche per il danno morale subito. Alcune sentenze, in casi estremi, hanno riconosciuto persino il danno da vacanza rovinata.
Tutto si gioca sul confine tra necessità vera e abuso. Se non c’è una base giuridica o contrattuale che giustifichi il richiamo, e il lavoratore non ha modo reale di rientrare, può restare in ferie senza timore. Ma ogni caso va valutato con attenzione, magari con l’aiuto di un consulente del lavoro o un avvocato.