Una nuova opzione di risparmio sta attirando l’attenzione di molti: il recente buono fruttifero a cedola semestrale proposto da Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Garantito dallo Stato, con zero costi di sottoscrizione e interessi distribuiti ogni sei mesi, sembra pensato per chi cerca stabilità e semplicità. Ma quanto rende davvero? E per chi può essere la scelta giusta?
Negli ultimi giorni le notizie sul “nuovo buono a cedola” hanno fatto il giro del web, suscitando l’interesse sia dei piccoli risparmiatori sia di chi guarda con cautela al futuro del denaro. Con un contesto economico incerto, molti cercano strumenti a basso rischio che offrano, comunque, un ritorno periodico.
In questo scenario, il buono fruttifero postale torna a essere protagonista, ma per comprenderne la convenienza occorre guardare con attenzione alle condizioni economiche, alla liquidità e all’orizzonte temporale. Il modello punta su due elementi: la garanzia statale e una remunerazione scandita da cedole semestrali, un mix che strizza l’occhio a chi si sente più a suo agio con prodotti tradizionali che con strumenti complessi.
Il nuovo strumento, attivo da 10 novembre 2025, si chiama ufficialmente Buono a Cedola. Il buono offre anche flessibilità: è possibile richiedere il rimborso anticipato, totale o parziale, in qualsiasi momento. Tuttavia bisogna considerare che se si chiede il rimborso prima di una cedola, non si ha diritto all’interesse relativo a quella cedola. In caso di rimborso anticipato parziale, le cedole successive saranno calcolate sul capitale residuo.
Questo mix di garanzia, semplicità operativa, cedole semestrali e possibilità di liquidazione anticipata lo rende appetibile per chi cerca un parcheggio sicuro per i risparmi, con rendimenti certi e un minimo di flessibilità.
Il Buono a Cedola si rivolge principalmente a risparmiatori prudenti, poco avvezzi a strumenti finanziari complessi, e a chi desidera un rendimento prevedibile e stabile, senza esporsi a oscillazioni di mercato. È ideale per chi intende parcheggiare capitale per un periodo medio-breve (3-5 anni), senza dover gestire attivamente investimenti, e gradisce l’idea di ricevere flussi periodici piuttosto che attendere la scadenza.
Chi invece cerca rendimenti elevati o mira a valorizzare il risparmio contro l’inflazione potrebbe trovarlo poco competitivo: il rendimento effettivo è modesto rispetto a strumenti più aggressivi. Inoltre, se si pensa di aver bisogno di liquidità immediata, il rimborso anticipato penalizza le cedole. Perciò, conviene solo se si ha una prospettiva di medio termine e la certezza di non dover disinvestire nel breve.
In confronto ad altri strumenti postali, come il recentemente lanciato Buono 100, il Buono a Cedola punta su una struttura differente: questo secondo propone un ritorno alla scadenza, mentre il primo offre cedole semestrali. La scelta tra i due dipende dall’esigenza di flusso di cassa o da quella di rendimento finale.
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