Il sistema previdenziale in Italia ha bisogno di novità e rassicurazioni e sembra che il Governo ci stia pensando seriamente.
I partiti della maggioranza stanno cercando di reperire le risorse necessarie per un intervento decisivo sulle pensioni. La manovra finanziaria autunnale è ormai alle porte e dovrà essere approvata entro la fine del 2025. Si lavora alle opzioni per uscire anticipatamente dal lavoro.

Quota 103 e Opzione Donna sono state ridimensionate e non attirano più di tanto i lavoratori prossimi alla pensione. la nuova idea prende in considerazione il Trattamento di fine rapporto (TFR) che potrebbe diventare integrativo all’assegno pensionistico. Così, nella maggioranza, la pensa la Lega di Matteo Salvini, ma Fratelli d’Italia è più propenso al così definito“silenzio assenso” per l’investimento della liquidazione in fondi di previdenza integrativa. Le opposizioni però sono molto critiche su entrambe le ipotesi.
Il Governo Meloni ha ridotto le opzioni di flessibilità che permettevano di andare in pensione prima dell’età stabilita dalla legge Fornero: Quota 103 è diventata meno attraente a causa del ricalcolo interamente contributivo; la platea di Opzione donna è stata fortemente ridotta. La conseguenza è stata che le uscite anticipate dal lavoro si sono dimezzate nel 2024 rispetto all’anno precedente. Sono passate dalle quasi 70mila del 2023 a meno di 37mila l’anno successivo. Missione compiuta per il Governo che puntava e punta a ridurre la spesa previdenziale per rientrare nei nuovi parametri di stabilità europei e ridurre il deficit e il debito pubblico.
Pensione anticipata: a cosa sta lavorando il Governo
La Lega in campagna elettorale ha promesso di “superare” la legge Fornero e anticipare di molto l’uscita dal lavoro in maniera sistematica. Un obiettivo che non sembra al momento raggiungibile con le risorse a disposizione, ma che potrebbe essere in parte ottenuto con una nuova strategia.

Il partito del vicepremier Salvini, come riporta l’agenzia di stampa Ansa, punterebbe a utilizzare il Tfr dei lavoratori dipendenti per ottenere risorse private che finanzino le pensioni anticipate. La proposta è stata spiegata dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, della Lega, in un’intervista al Corriere della Sera: “vogliamo estendere la possibilità volontaria di andare a 64 anni con 25 di contributi, ora prevista per chi sta nel sistema contributivo, a tutti i lavoratori” e “su base volontaria, si potrebbe usare anche il Tfr presso l’Inps come rendita per raggiungere la soglia minima di pensione, pari a tre volte l’assegno sociale (1.616 euro), che dà accesso alla pensione a 64 anni”.
Walter Rizzetto, presidente della Commissione lavoro della Camera ed esponente di Fratelli d’Italia, ha proposto un’altra opzione: “immagino di ripresentare il tema del cosiddetto “semestre di silenzio assenso” per il versamento della quota Tfr ai fondi della previdenza complementare o eventualmente parlare anche dell’aumento della loro deducibilità. Oggi è intorno ai 5.160 euro ma secondo me si può lavorare per ottenere una cifra più elevata di deducibilità”.
Le opposizioni non sono d’accordo sulla possibilità di utilizzare il Tfr, quindi fondi privati che spettano di diritto ai dipendenti, per la previdenza sociale. Arturo Scotto del Partito democratico ha ricordato che la liquidazione è “dei lavoratori, non di Durigon”.