I segnali di una possibile pace in Ucraina stanno scuotendo i mercati globali. Azioni, oro, dollaro e obbligazioni si muovono in anticipo rispetto agli sviluppi geopolitici, con impatti differenti per chi investe. Gli esperti analizzano le conseguenze di un cessate-il-fuoco che potrebbe essere imminente.
Dopo anni di conflitto, si fa strada l’ipotesi di una tregua tra Ucraina e Russia, un’idea rilanciata da recenti dichiarazioni del presidente statunitense e che trova riscontro in movimenti anomali sui mercati finanziari. Secondo un’analisi di Goldman Sachs, i prezzi di alcuni asset chiave suggeriscono una probabilità del 70% che si arrivi a un accordo entro il mese di settembre. La reazione è già visibile: le borse europee mostrano segnali positivi, mentre, al contrario, i titoli della difesa manifestano una certa debolezza.

Nel frattempo, la Federal Reserve potrebbe prepararsi a una stagione di tagli dei tassi di interesse, una mossa che avrebbe riflessi diretti su strumenti come BTP, Treasury americani e bond corporate. In questo scenario in rapida evoluzione, gli analisti iniziano a delineare le strategie più prudenti da osservare.
Azioni, difesa e ricostruzione: cosa osservano gli esperti
Secondo Flora Dishnica, investment manager di Pictet AM, le prospettive di una pacificazione sono già state in parte assorbite dai prezzi di mercato, un fenomeno evidente nell’andamento dei bond ucraini e delle azioni polacche. L’attenzione si sposta ora sulla fase successiva: la Banca Mondiale stima un fabbisogno di almeno 524 miliardi $ per la ricostruzione dell’Ucraina. Questo apre a opportunità significative per il settore edilizio, le infrastrutture e le telecomunicazioni. Sulla stessa linea si pone Aldo Martinale, senior portfolio manager di Symphonia SGR, che individua nel comparto del cemento e nei produttori di materiali i principali beneficiari di questa fase.

Al contrario, i titoli della difesa iniziano a perdere terreno. L’ETF europeo di riferimento ha registrato una correzione di oltre l’8% nell’ultimo mese e un titolo come l’italiana Leonardo ha ceduto il 10% in una sola giornata. Per Martinale, sebbene gli investimenti nel settore rimarranno elevati, le quotazioni attuali hanno già incorporato aspettative di crescita molto forti. David Pascucci, analista di mercato per XTB, è ancora più netto, sottolineando che i rapporti prezzo/utili di aziende come Rheinmetall (87) e Thales (71) sono molto elevati e impongono prudenza.
BTP, oro e dollaro: come reagiscono gli asset rifugio
Nel mercato obbligazionario la situazione è altrettanto dinamica. Secondo un report di UBS, lo spread tra i bond corporate investment grade e i Treasury è sceso ai minimi degli ultimi 25 anni, attestandosi a circa 0,75 punti percentuali. Martinale interpreta questo dato come un segnale che gli investitori cercano di “cristallizzare” gli attuali rendimenti prima dei futuri tagli della Fed. I BTP italiani rimangono protagonisti, con uno spread a 84 punti base e un rendimento decennale al 3,56%. Pascucci di XTB nota che i titoli italiani offrono un rendimento superiore all’inflazione, mantenendosi competitivi. Sul fronte valutario, il dollaro mostra segni di recupero, con il dollar index che si è apprezzato dell’1,5% in un mese. Martinale osserva che la distensione nei rapporti commerciali, favorita dalle aperture di Trump, può sostenere il biglietto verde. L’oro, invece, potrebbe attraversare una fase di debolezza. Dopo mesi di rialzi spinti dalle tensioni geopolitiche e dagli acquisti delle banche centrali, il metallo prezioso è sceso del 2,5% nell’ultimo mese, trattando ora a circa 3.410 $ l’oncia. Pascucci avverte che un eventuale scenario deflattivo potrebbe spingere i prezzi al ribasso, anche se al momento non vi sono segnali macroeconomici in tal senso.