Le condizioni lavorative delle donne spesso sono ancora molto più sfavorevoli rispetto a quelle degli uomini: per questo l’INPS ha pensato per loro a una pensione più alta. Ecco di cosa si tratta e a quali condizioni.
Nel nostro Paese le condizioni lavorative delle donne continuano a non essere delle migliori. Per molti tratti, infatti, esse sono ancora svantaggiate e secondo le statistiche continuano a percepire uno stipendio nettamente più basso rispetto ai loro colleghi. Per questo motivo, numerose iniziative sono state stanziate per le pari opportunità.
Ad esempio, l’INPS ha previsto una pensione più alta per le donne anche se a determinate condizioni. Ecco di cosa si tratta e quali sono le particolari condizioni che dovranno essere rispettate. Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere in merito.
Un tempo esisteva una distinzione di genere per quanto riguarda il sistema pensionistico che prevedeva un’uscita anticipata dal mondo del lavoro per le donne. Da diversi anni, però, il sistema pensionistico ha apportato delle modifiche e ha approvato un sistema equiparato sia per uomini che per donne. Eliminata ogni distinzione di genere nel sistema pensionistico, restano, però, quelle nel mondo del lavoro.
Ancora oggi, infatti, le donne guadagnano nettamente meno degli uomini a parità di mansioni e di ore lavorative svolte. Per questo motivo, l’INPS ha pensato ad una misura che possa agevolare le donne e porre rimedio a tale situazione. Da questa esigenza sono nate misure quali Opzione Donna che permette alle lavoratrici il pensionamento a soli 58-59 anni.
Ovviamente, tutto ciò a condizione che siano stati raggiunti un certo numero di anni di contributi versati. Con precisione, coloro che vogliano approfittarne, devono aver raggiunto i 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2021. Dettate queste condizioni, ovviamente, è ancora possibile che la futura Riforma delle Pensioni possa apportare modifiche o estensioni di tali condizioni.
A fronte del pensionamento anticipato, le lavoratrici che vogliano aderire a tale programma, devono sottoporsi ad un ricalcolo contributivo. In questo caso, andrà lasciato circa 1/3 di quanto si andrebbe a percepire con il pensionamento per vecchiaia. Ovviamente, tale taglio dell’assegno ha contribuito a far sì che tale programma sia spesso screditato: tuttavia, non tutto è perduto e un sistema per aggirare tale taglio c’è.
Tale sistema è la NASPI, ossia il sussidio fornito dallo Stato a seguito della disoccupazione. Dunque, le lavoratrici a seguito di quattro anni consecutivi di assunzione, qualora venissero licenziate avranno diritto fino a 2 anni di disoccupazione indennizzata dall’ INPS. In questo modo è prevista anche la contribuzione figurativa.
Richiedendo Opzione Donna, dunque, i due anni in più di contributi figurativi possono dare l’accesso ad un assegno pensionistico più alto.
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