C’è chi dice che pensionati e lavoratori hanno maturato un autentico credito verso lo Stato pari a 1.000 euro pro capite.
Sarà perché siamo vicini alla campagna elettorale per scegliere i nuovi presidenti di molte regioni, ma sembra che il Governo abbia giocato sporco e abbia un debito verso molti lavoratori e pensionati.
Certo, andiamoci piano con le parole, ma quando a parlare è il segretario della CGIL, Maurizio Landini, le invettive contro la maggioranza presieduta da Giorgia Meloni non sono mai troppo tenere. A parlare è proprio lui, il numero uno del primo sindacato in Italia, che – tra le altre cose – ha ribadito che per il momento non scenderà in politica perché vuole stare al timone del suo sindacato almeno fino al 2027. Eppure Landini di politica ne fa tanta, e a ridosso della campagna regionale, vuole fare sentire la sua voce.
Lo fa con un’intervista rilasciata a Repubblica. Si sente in giro parlare di nuovo di sanità, di salario minimo, di opere pubbliche e molto altro. Ma il punto su cui si è focalizzato il segretario della CGIL è la tassazione dei redditi, sia da pensione che da lavoro. Secondo Landini, ci sarebbe un debito che di fatto lo Stato ha nei confronti di lavoratori e pensionati che ammonta a 1.000 euro a ciascuno di loro, e natralmente questi soldi vanno restituiti.
La tassazione in Italia sul serio è sempre molto alta ed è a livelli che forse non si raggiungono in nessun altro Paese. Mentre i salari sono tra i più bassi tanto che molte forze politiche chiedono al governo il salario minimo a 9 euro l’ ora.
E purtroppo sono tra le più basse anche le pensioni, con il sempre attuale dato di quelle sotto la soglia della povertà che sono tante e in salita. Anche se stipendi e pensioni ogni anno aumentano, non riescono mai a sopportare la perdita di potere d’acquisto delle pensioni e degli stipendi e la forza impetuosa dell’inflazione. Ed è proprio da qui che si basa la teoria del segretario CGIL che sottolinea come nel il periodo che va dal 2022 al 2024 pensionati e lavoratori hanno maturato un autentico credito verso lo Stato pari a 1.000 euro pro capite.
Il cosiddetto drenaggio fiscale, che sposta i contribuenti nella fascia di tassazione più alta anche se il potere di acquisto di stipendio o pensione di questi non è cresciuto o addirittura è calato. Ciò che si faceva con 30.000 euro 3 o 4 anni fa non si può più fare oggi. Passando a 30.000 euro i redditi di un soggetto, quest’ultimo è passato allo scaglione di imposta più alto, versando più tasse rispetto a 3 o 4 anni fa. Nonostante la sua vita o non è cambiata a livello di potere di acquisto, o addirittura è calata. Il riferimento del leader della CGIL è all’IRPEF. Secondo Landini ammonta a 24 miliardi l’IRPEF in più pagata dai contribuenti tra il 2022 ed il 2024. Un incremento che non trova giustificazione. E il governo deve restituire questi soldi.
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