La Legge 104 non è sufficiente per accedere al nuovo bonus da 850 € per anziani. Questa nuova misura, chiamata Prestazione Universale, è destinata a una platea molto specifica di persone non autosufficienti e richiede il soddisfacimento di requisiti anagrafici, economici e sanitari estremamente stringenti.
Gentile lettrice, la sua domanda è molto pertinente e merita una risposta chiara, poiché riguarda una delle novità più importanti del sistema di welfare, la Prestazione Universale per anziani non autosufficienti. È naturale associare l’invalidità riconosciuta dalla Legge 104 a un possibile nuovo aiuto economico, ma in questo caso i criteri di accesso sono molto più specifici e restrittivi.
Il cosiddetto bonus da 850 € è una misura sperimentale, valida per il biennio 2025-2026, che non si basa sul solo riconoscimento dell’handicap, ma su una combinazione di quattro fattori determinanti: l’età anagrafica, una soglia di reddito molto bassa, il percepimento dell’indennità di accompagnamento e, soprattutto, una condizione di bisogno assistenziale definita “gravissima”. Vediamo nel dettaglio quali sono i paletti fissati dalla normativa.
La Prestazione Universale è un sostegno economico introdotto per aiutare gli anziani che vivono le condizioni di non autosufficienza più difficili. Per poter presentare la domanda all’INPS, è indispensabile che sua madre soddisfi, contemporaneamente, tutti i seguenti requisiti. Innanzitutto, l’età: deve aver compiuto almeno 80 anni. Inoltre, deve essere già titolare dell’indennità di accompagnamento e riceverla regolarmente. Il terzo criterio è economico: il suo ISEE sociosanitario non deve superare i 6.000 € annui. Infine, il requisito più selettivo è il livello di necessità assistenziale.
La normativa richiede un bisogno assistenziale gravissimo, definito da criteri clinici molto precisi, come ad esempio demenza in stadio severo, coma, necessità di ventilazione meccanica continuativa, paralisi completa o altre disabilità motorie e sensoriali gravissime. La sola certificazione di handicap grave ai sensi della Legge 104, quindi, non è un criterio sufficiente per l’accesso.
È importante capire che questo bonus non è una somma di denaro a libera disposizione. La prestazione si compone di due parti: una quota fissa, che corrisponde all’importo dell’indennità di accompagnamento già percepita, e una quota integrativa, chiamata “assegno di assistenza”, che può arrivare fino a 850 € al mese. Questa seconda quota è strettamente vincolata: può essere utilizzata esclusivamente per pagare il lavoro di cura e assistenza, come lo stipendio di una badante con regolare contratto o le fatture emesse da imprese di servizi qualificati. A tal fine, è previsto un rigido obbligo di rendicontazione trimestrale: ogni tre mesi, infatti, bisognerà presentare all’INPS le buste paga o le fatture che giustificano la spesa. In caso di utilizzo non conforme, l’INPS può revocare il beneficio e recuperare le somme erogate. Le domande possono essere presentate dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026, online sul portale INPS o rivolgendosi a un patronato.
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