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Economia e Finanza

Mutuo, tasso fisso o variabile? Il segreto per capire qual è il migliore, oggi

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La comparazione tra tasso fisso e variabile è inevitabile quando si valuta l’acquisto di una casa, mediante l’accensione di un mutuo bancario.

L’andamento dei tassi sui mutui sta prendendo una brutta piega. La curva al rialzo è frutto della situazione economica mondiale, dove persistono fattori come crisi economica, caro energia, rincaro dei costi delle materie prime e tasso di inflazione in ascesa.

 

Tutte queste variabili stanno inevitabilmente influenzando i tassi per i mutui. Si tratta di un duro colpo per le famiglie italiane, che storicamente vedono nel “mattone” l’investimento più sicuro.

L’aumento dei tassi di interesse, infatti, comporta un aumento dei costi per l’acquisto di un immobile.

La situazione attuale è incerta, ma secondo gli analisti non è destinata a migliorare in breve tempo. Insomma, per i prossimi mesi sono previsti ulteriori rialzi dei tassi di interesse per prestiti e mutui.

Diamo un’occhiata alla situazione e scopriamo se conviene scegliere tra tasso fisso o variabile.

Tasso fisso o variabile: il dubbio amletico per chi acquista casa

Dopo lo stop provocato dalla crisi sanitaria, dovuta alla pandemia da covid-19, si è registrato un importante aumento di mutui e prestiti per l’acquisto di una casa.

Non stupisce scoprire che i dati del 2020 (anno di inizio della pandemia), rispetto al numero di mutui stipulati, fossero estremamente poveri, rispetto a quelli registrati nel 2021 e all’inizio del 2022.

Infatti, potremmo dire che per tutta la prima parte del 2022 l’accensione di mutui è stata proficua, segno di una ripartenza post-Covid.

Purtroppo, adesso si sta assistendo ad un cambio di trend. Molti italiani, intenzionati ad acquistare casa, con l’aumento dei tassi di interesse hanno adottato due atteggiamenti:

  • Di attesa, per capire come si evolvono gli scenari economici;
  • Di rinuncia, a causa dell’impennata dei tassi di interesse per l’accensione di un mutuo.

In effetti, i dati parlano chiaro: l’inflazione sta giocando un brutto scherzo ai giovani italiani che intendono acquistare una casa.

Basti pensare, che un mutuo di €100.000 sottoscritto nel 2021 produceva una rata mensile di rimborso di €50 in meno, rispetto allo stesso prestito stipulato oggi.

Considerando che, molti dei mutui hanno una durata lunga, anche superiore ai 20 anni, è chiaro che quei €50 in più fanno la differenza.

Di fatto, su un mutuo ventennale, quella che oggi potrebbe sembrare una piccola cifra produrrebbe un esborso di €12.000 in più.

L’andamento dei tassi sui mutui

Secondo quanto si legge dal report di Bankitalia, i primi mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un incremento di accensione di mutui.

Nel primo trimestre si è, infatti, è registrato un andamento del +5%, che era sicuramente frutto della ripresa post-covid. Inoltre, il suddetto dato era perfettamente in linea con l’andamento registrato dagli altri paesi europei.

A favorire l’incremento relativo la sottoscrizione di mutui hanno provveduto anche le agevolazioni previste dal Decreto Sostegni Bis. Grazie ai benefici concessi, è stato possibile ampliare la platea di cittadini che hanno avuto accesso ai mutui.

I dati registrati nel primo trimestre del 2022 parlano molto chiaro e fanno riferimento ad una preferenza dei tassi fissi rispetto a quelli variabili.

Infatti il 61% dei mutui stipulati in quel periodo sia stato caratterizzato da quest’opzione.

Nel secondo trimestre del 2022, si è registrato un incremento del valore dei tassi fissi che ha scoraggiato un gran numero di cittadini.

Secondo i dati diffusi da Codacons, le aliquote dei tasti fissi sono passati dallo 0,53% di gennaio al 1,75% di maggio, considerando un IRS ha 30 anni.

Lo stesso fenomeno ha interessato anche IRS a 25 anni e a 20 anni.

Qual è la scelta migliore?

È dunque chiaro che accendere un mutuo, oggi, costa di più rispetto a qualche mese fa. E la situazione non è destinata a migliorare, infatti secondo le stime i tassi continueranno a salire.

Tuttavia, è bene ricordare che la scelta tra tasso fisso e tasso variabile non dipende dagli aumenti che questi hanno subito nel corso dei mesi.

Se andiamo a guardare i dati del passato, le oscillazioni del tasso fisso sono sempre avvenute. Pertanto la scelta dell’una o dell’altra opzione deve prendere in considerazione le ipotesi di rischio relative al momento storico in cui si stipula il mutuo.

Per intenderci, anche se il tasso fisso è attualmente più alto rispetto a quello di gennaio o del 2021, resta l’opzione più sicura, rispetto al tasso variabile.

Alla luce del fatto che gli analisti prevedono ulteriori rialzi, scegliere oggi un tasso variabile significa quasi certamente avere un rincaro della rata di rimborso nei prossimi mesi/anni.

È un rischio che possiamo permetterci di correre? La risposta è estremamente soggettiva, tuttavia ha degli elementi oggettivi che riguardano la durata del prestito, la somma da rimborsare e l’importo della rata da versare mensilmente.

Nell’ipotesi di un mutuo superiore a 20 anni, è impossibile avere una visione chiara di ciò che accadrà in un lasso di tempo così lungo. Per questo motivo, la cosa migliore da fare è scegliere sempre un tasso fisso.

Se, invece, si stipula un mutuo di breve durata o si chiede un prestito con un rimborso totale a 5/10 anni, si può pensare di utilizzare un tasso variabile.

Floriana Vitiello

Aspirante giornalista. Si occupa della stesura di articoli per il web da oltre 5 anni. La scrittura è la sua più grande passione. Dopo diversi progetti editoriali in veste di Ghostwriter, approda su Trading.it e si dedica all’elaborazione di testi riguardanti pensioni, fisco e tasse. Impegnata in diversi progetti editoriali.

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