Avviare un’attività con la NASpI anticipata resta possibile anche nel 2026, ma le regole cambiano in modo significativo. L’INPS introduce un nuovo sistema di pagamento e rafforza i controlli. Chi punta sull’autoimprenditorialità deve rivedere strategie e tempistiche.
Nel quadro delle nuove politiche sul lavoro, la NASpI anticipata 2026 si conferma uno strumento centrale per chi vuole trasformare la disoccupazione in un’opportunità imprenditoriale. Tuttavia, le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e chiarite dall’INPS con il messaggio n. 1215 del 7 aprile ridefiniscono profondamente le modalità di accesso e di pagamento.

Le nuove disposizioni incidono su aspetti cruciali come la liquidità iniziale, la gestione della domanda, i requisiti NASpI e i controlli successivi all’erogazione.
NASpI anticipata 2026: requisiti, domanda e nuova procedura INPS
La liquidazione anticipata della NASpI spetta ai lavoratori che hanno diritto all’indennità di disoccupazione e intendono utilizzare l’importo residuo per avviare un’attività autonoma, aprire una ditta individuale o entrare in una cooperativa attraverso la sottoscrizione di una quota di capitale sociale.
Rientra tra le attività ammissibili qualsiasi esercizio di arti o professioni che comporti l’iscrizione a un regime assicurativo diverso da quello dei lavoratori dipendenti, con o senza Partita IVA. La normativa consente anche di richiedere l’anticipo per sviluppare a tempo pieno un’attività autonoma già avviata durante il precedente rapporto di lavoro.
Prima di procedere, il richiedente deve verificare il possesso dei requisiti NASpI 2026, poiché le restrizioni introdotte riducono la platea dei beneficiari già nella fase iniziale.
La domanda va presentata entro 30 giorni dall’avvio dell’attività. Se l’attività era già in essere, il termine decorre dalla richiesta della NASpI. L’invio avviene esclusivamente in modalità telematica tramite i servizi online dell’INPS, oppure attraverso patronati o Contact Center, allegando la documentazione che dimostra l’avvio dell’attività, anche mediante autocertificazione nei casi previsti.
La vera novità riguarda però il pagamento. Per le domande presentate dal 1° gennaio 2026, l’importo non viene più erogato in un’unica soluzione. L’INPS riconosce una prima rata pari al 70% al momento della liquidazione e una seconda rata del 30% solo successivamente, al termine del periodo teorico della NASpI e comunque entro sei mesi, previa verifica dei requisiti.
Questo cambiamento riduce la disponibilità immediata di risorse e incide sulla pianificazione finanziaria di chi avvia un’attività con investimenti iniziali elevati.
Il saldo finale dipende da condizioni precise. L’INPS verifica che il beneficiario non abbia intrapreso un lavoro subordinato e non sia titolare di pensione diretta. Fa eccezione il rapporto di lavoro con una cooperativa in cui si è sottoscritta una quota sociale. Se interviene una causa ostativa dopo il pagamento della prima rata, il diritto alla seconda viene meno.
In questi casi, non si perde solo il saldo, scatta anche l’obbligo di restituire l’intera anticipazione già percepita.
Un ulteriore elemento riguarda l’assegno ordinario di invalidità. Dopo l’erogazione della prima tranche, chi presenta domanda per questa prestazione deve scegliere tra le due opzioni. Se opta per l’assegno, perde il diritto alla seconda rata della NASpI. Se invece sceglie la NASpI anticipata, riceve anche il restante 30%, ma l’assegno resta sospeso per tutto il periodo teorico di spettanza.