La legge di bilancio 2026 riscrive alcune regole chiave degli ammortizzatori sociali. Cambia la liquidazione anticipata della NASpI, che non viene più pagata in un’unica soluzione, si amplia il congedo parentale e vengono confermate diverse misure straordinarie di cassa integrazione. Un intervento che incide sulle scelte di lavoro, famiglia e autoimprenditorialità.
Il 2026 segna un passaggio rilevante per chi perde il lavoro, per chi avvia un’attività autonoma e per chi deve conciliare genitorialità e occupazione.
La nuova disciplina degli ammortizzatori sociali, chiarita dall’INPS, introduce modifiche che toccano la NASpI, la cassa integrazione straordinaria, il congedo parentale e le tutele per settori specifici come lo spettacolo. Interventi che non stravolgono l’impianto esistente, ma ne modificano l’equilibrio, incidendo sui tempi di erogazione, sulle condizioni di accesso e sulle strategie individuali di lavoratori e imprese.
La novità più rilevante riguarda la liquidazione anticipata della NASpI, l’incentivo pensato per sostenere l’avvio di un’attività autonoma, di un’impresa individuale o l’ingresso in una cooperativa come socio lavoratore. Dal 2026 l’anticipazione non viene più corrisposta in un’unica soluzione, ma in due rate distinte.
Il lavoratore che presenta domanda riceve una prima tranche pari al 70 per cento dell’importo complessivo spettante. Il restante 30 per cento arriva solo in un secondo momento, al termine della durata teorica della prestazione, oppure entro sei mesi dalla presentazione della domanda, a seconda di quando si conclude il periodo indennizzato. Questa seconda rata non scatta automaticamente: il beneficiario deve dimostrare di non aver instaurato un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo coperto dall’anticipazione e di non essere titolare di pensione diretta, fatta eccezione per l’assegno ordinario di invalidità.
La modifica incide concretamente sulle scelte di chi utilizza la NASpI anticipata come leva finanziaria iniziale. L’incentivo resta, ma diventa più graduale e condizionato, rafforzando il legame tra sostegno al reddito e reale avvio dell’attività.
Accanto alla NASpI, il quadro degli ammortizzatori sociali conferma nel 2026 un ampio ricorso alla CIGS, anche oltre i limiti ordinari. Le proroghe riguardano i lavoratori dei call center, le imprese operanti nelle aree di crisi industriale complessa, le aziende che cessano o stanno cessando l’attività produttiva e i grandi gruppi con piani di riorganizzazione ancora incompleti.
Il sistema mantiene inoltre strumenti straordinari per la gestione degli esuberi di personale, per la transizione occupazionale e per la tutela dei lavoratori impiegati in aziende sequestrate o confiscate. Restano centrali anche le misure dedicate alle imprese di rilevanza economica strategica, con un numero elevato di dipendenti, nelle quali la complessità dei processi industriali rende necessario un sostegno più lungo al reddito.
La legge di bilancio 2026 interviene anche sul congedo parentale, ampliando l’arco temporale entro cui i lavoratori dipendenti possono utilizzarlo. Il diritto si estende fino al quattordicesimo anno di età dei figli, superando il precedente limite dei dodici anni. Restano invariati sia il tetto massimo complessivo di mesi fruibili tra i genitori sia la ripartizione dei periodi tra madre, padre e genitore unico.
L’estensione temporale non aumenta la durata complessiva del congedo, ma ne rende più flessibile l’utilizzo, adattandolo meglio alle esigenze familiari che emergono anche nelle fasi successive dell’infanzia.
Nel 2026 cambiano anche le regole per l’indennità di discontinuità destinata ai lavoratori dello spettacolo. Il limite di reddito IRPEF sale a 35.000 euro, ampliando la platea dei beneficiari. Per gli attori cinematografici e dell’audiovisivo si alleggeriscono inoltre i requisiti contributivi, consentendo l’accesso all’indennità anche con un numero inferiore di giornate di contribuzione, purché distribuite nell’anno precedente o nel biennio antecedente la domanda.
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