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Dove investire? L’Europa metterà molto presto tanti soldi su questi settori

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L’Unione Europea ha in calendario un incontro informale a Versailles, che mostra l’intenzione di costruire una nuova Europa, autonoma e unita.

La reggia sarà il teatro dell’incontro che da oggi metterà a confronto i leader europei sulla direzione di economia, difesa e industria. Il momento è in chiave storica un passo decisivo per costruire quell’ideale di nazione mancato sostanzialmente fino a oggi.

I leader discuteranno di come l’Ue possa essere all’altezza della sua responsabilità, proteggendo i nostri valori, le democrazie, la sicurezza dei cittadini e del modello europeo. I capi di Stato e di Governo si prenderanno quindi l’impegno di agevolare la costruzione della sovranità europea, la riduzione delle dipendenze e la progettazione di un nuovo modello di crescita e investimento per il 2030.

Se il progetto generale mette tutti in comune accordo, sono i dettagli a dover essere discussi e chiariti. Come garantire una difesa comune a tutti gli Stati e gestire la spesa? Come progettare investimenti per sopperire alle carenze strategiche per la sicurezza dell’UE? Dalle materie prime critiche all’economia circolare: produzione interna e riciclaggio. Passando poi ai semiconduttori per produrre in Ue il 20% della quota di mercato globale entro il 2030 fino allo sviluppo intelligenza artificiale, sistemi cloud e reti 5G.

La Reggia di Versailles al centro di un nuovo accordo: il settore energetico

Sul fronte energia, i ventisette leader dei paesi membri devono fare forse il maggiore sforzo. La situazione attuale richiede una rivalutazione approfondita del piano di decarbonizzazione e delle misure necessarie per garantire l’indipendenza energetica e nuovi accordi commerciali. Il piano presentato dalla Commissione prevede la diversificazione di fornitori, sviluppo biogas e idrogeno e l’accelerazione sulle rinnovabili.

Tra i grandi temi che possono essere approntati se l’attuale crisi darà risvolti peggiori di quelli oggi preventivati sul piano economico c’è quello del Reddito Minimo Universale. Sebbene il dibattito in corso sia ancora piuttosto acceso, alcuni paesi hanno già deciso di mettere in pratica delle forme di questa politica. Testare sul lato pratico le conseguenze di un reddito minimo garantito senza condizioni accomuna diversi paesi europei.

Il progetto per una nuova Europa può comprendere il reddito minimo universale

Non ci sono differenze tra ricchi e poveri, lavoratori attivi e inattivi. L’obiettivo di una politica di questo tipo è quello di assicurare a chiunque una soglia di sussistenza minima, per fronteggiare le spese quotidiane e cercare di diminuire le disparità economiche e sociali.

Negli ultimi dieci anni i Governi sono ricorsi a strumenti vincolanti e restrittivi per cercare di combattere le crisi economiche. Gli effetti sui consumi e sul benessere della popolazione sono stati mitigati in modi più o meno efficaci, lasciando aperte le incognite per le crisi future. Fronteggiare la pandemia ha infine aperto la strada alla necessità di uno strumento adottabile a livello comunitario in grado di ridefinire le priorità di sicurezza dei cittadini. Tra queste naturalmente in assenza di lavoro la possibilità di accedere comunque ai servizi di base senza restrizioni definite dal reddito.

L’obbiezione più comune è quella della necessità di definire le conseguenze per il mercato del lavoro. Per alcuni un reddito minimo garantito può disincentivare la ricerca di lavoro, mentre per altri farebbe in modo di spostare l’imprenditorialità e la competizione su piani più virtuosi, garantendo comunque la sopravvivenza dignitosa del cittadino.

A questo si affianca l’effetto benefico delle crisi occupazionali e dell’impossibilità materiale di garantire un lavoro alla maggior parte della popolazione. Il reddito universale di base potrebbe essere offerto sotto forma di benefici fiscali, o sussidi specifici per determinati beni e servizi.

La Reggia di Versailles al centro di un nuovo accordo: come funziona oggi in UE il reddito di cittadinanza

In tutta l’UE sono diverse le forme di aiuto garantite: in Francia è presente un Reddito di Cittadinanza che mira a sostenere chi ha più di 25 anni e non ha un salario o si trova al di sotto della soglia di povertà. Il sussidio non ha limitazioni temporali e varia dai 565,34 euro per una persona a 1187,21 euro per una coppia con due figli. Qualcosa di simile accade oltre che in Italia, anche in Lussemburgo, Cipro e Spagna. La Germania è invece uno dei Paesi più avanti nella ricerca sugli effetti sociali di un reddito minimo garantito. Un esperimento sociale della durata di tre anni, mette 120 persone nelle condizioni di avere a disposizione senza condizioni 1200 euro mensili. I benefici verranno confrontati alla fine dell’esperimento con un gruppo di controllo.

Fuori dai confini europei spiccano i casi di Alaska e Nuova Zelanda che hanno però delle condizioni strutturalmente differenti. Nella prima non è possibile materialmente sviluppare un mercato del lavoro sufficientemente ampio per la popolazione. La Nuova Zelanda prevede invece un salario minimo di 20 dollari all’ora, tra i più alti al mondo. Questo sostiene a lungo termine la popolazione occupata e permette alle famiglie di accumulare risparmi e di rimettere in circolazione la ricchezza senza influire in modo diretto sull’inflazione.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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