Ad oggi l’importo del trattamento minimo delle pensioni è pari a 603,40 euro al mese (lordi), 7.844,20 euro l’anno su tredici mensilità.
Per il solo 2025, però, si gode di un incremento straordinario del 2,2% che porta l’assegno a 616,67 euro. I pensionati con un assegno inferiore alla soglia minima, possono ricevere l’integrazione se rientrano nei requisiti di reddito e nelle condizioni richieste.
Parliamo anche di coloro che percepiscono l’assegno di invalidità, a prescindere dal sistema di calcolo, grazie alla recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il divieto della Legge Dini e ha aperto le porte al riesame delle domande e al ricalcolo degli arretrati. Nel caso non si ricevesse l’integrazione, nonostante se ne abbia diritto, è possibile fare domanda all’INPS, allegando la documentazione reddituale. L’integrazione al minimo si applica quando l’importo della pensione è inferiore al cosiddetto trattamento minimo, stabilito ogni anno dallo Stato. Lo scopo è ovviamente di cercare di contrastare la povertà tra i pensionati, anche se parliamo di cifre sono davvero irrisorie.
Per lo Stato nessun titolare di pensione deve ricevere un reddito inferiore a una soglia considerata essenziale: se l’assegno mensile risulta più basso di questa soglia, l’INPS provvede a integrarla fino a raggiungere l’importo minimo previsto dalla legge.
Come detto, nessun pensionato deve avere maturato una pensione più bassa della solgia minima decisa dallo Stato che per il 2025 è di circa 603 euro.
Il valore del trattamento minimo viene aggiornato ogni anno sulla base dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo, per tenere conto dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita. Per il 2025, è stato fissato a 603,40 euro mensili per tredici mensilità grazie alla perequazione automatica dello 0,8%. A questo importo si aggiunge solo per quest’anno un incremento del 2,2%, stabilito dalla Legge di Bilancio 2025, che porta l’assegno minimo a 616,67 euro al mese. L’integrazione al minimo non viene però riconosciuta automaticamente a tutti i pensionati.
A chi percepisce una pensione di importo inferiore al trattamento minimo e che contestualmente è titolare di pensioni dirette (vecchiaia, anticipata, invalidità) o indirette (reversibilità, superstiti); riceve una pensione erogata dall’INPS, dai fondi speciali per lavoratori autonomi o dai fondi sostitutivi/esclusivi dell’AGO; ha maturato il diritto con il sistema retributivo o misto (con contributi versati prima del 1° gennaio 1996) oppure percepisce una pensione di invalidità (maturata con qualunque sistema); ha residenza in Italia.
Restano dunque esclusi i titolari di pensioni calcolate interamente con il sistema contributivo, cioè chi ha versato il primo contributo dopo il 31 dicembre 1995 ma se in possesso dei requisiti richiesti e si percepisce un trattamento di invalidità, allora anche questi soggetti possono accedere a una quota di assegno sociale. E poi ci sono le soglie di reddito, come se stessimo parlando di persone benestanti. Il limite di reddito viene stabilito ogni anno e varia in base alla situazione familiare del pensionato e alla data di decorrenza della pensione. Per il 2025 per i pensionati non coniugati l’integrazione piena scatta se il reddito personale non supera i 7.844,20 euro annui; se il reddito personale è superiore a 7.844,20 euro ma inferiore a 15.688,40 euro, spetta un’integrazione parziale. Per i pensionati coniugati, il
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