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Pensione di vecchiaia e cumulo: 5 cose che nessuno ti ha spiegato e riguardano anche la Quota 100

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Molti pensionati che hanno usufruito della Quota 100 si chiedono cosa accade al momento del passaggio alla pensione di vecchiaia, soprattutto se si presenta l’opportunità di tornare a lavorare. Le regole sul cumulo dei redditi sono chiare, ma non sempre semplici da interpretare. Vediamo nel dettaglio cosa prevedono le normative attuali e come si gestiscono i casi di rientro al lavoro.

Quando si parla di Quota 100, bisogna ricordare che si tratta di un trattamento pensionistico anticipato, introdotto nel 2019 e riservato a chi aveva almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi. Chi accede a questo meccanismo lo fa accettando precise limitazioni, in particolare quelle relative al cumulo con altri redditi da lavoro.

Quota 100 e pensione di vecchiaia: 5 cose che nessuno ti ha spiegato sul cumulo – trading.it

Diverso è invece il discorso per la pensione di vecchiaia, che si matura al raggiungimento dei 67 anni, ed è compatibile con nuove attività lavorative.
Molti casi concreti mostrano quanto possa essere complesso pianificare gli ultimi anni di carriera: il dubbio più frequente riguarda il periodo immediatamente precedente alla pensione di vecchiaia e la possibilità di tornare a lavorare senza perdere i benefici ottenuti fino a quel momento.

Quota 100 e divieto di cumulo con redditi da lavoro

Durante il periodo in cui si percepisce la pensione Quota 100, vige il divieto di cumulo con redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione dei redditi da lavoro autonomo occasionale entro i 5.000 € annui. Questo significa che, fino alla maturazione dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, non è possibile svolgere attività lavorative continuative senza rischiare la sospensione del trattamento.

Se un soggetto decidesse di iniziare un’attività lavorativa prima del compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, i ratei di Quota 100 percepiti in quel periodo verrebbero sospesi e successivamente recuperati dall’INPS. In altre parole, qualsiasi attività svolta oltre i limiti consentiti comporta la perdita temporanea della pensione e il rischio di dover restituire le somme percepite.

Quota 100 e divieto di cumulo con redditi da lavoro – trading.it

Fonti autorevoli come INPS e Ministero del Lavoro hanno ribadito che la ratio di questa norma è evitare che la misura di pensionamento anticipato diventi cumulabile con nuove attività reddituali, trasformandosi in un vantaggio economico eccessivo rispetto ai requisiti richiesti agli altri lavoratori.

Dalla pensione Quota 100 alla pensione di vecchiaia

Dal momento in cui si perfezionano i requisiti per la pensione di vecchiaia, la situazione cambia radicalmente. La pensione di vecchiaia è infatti pienamente cumulabile con i redditi da lavoro, senza alcuna decurtazione. Questo significa che, a partire dal mese successivo alla maturazione del diritto, è possibile riprendere un’attività lavorativa regolare, sia come dipendente che come autonomo, senza alcun impatto sull’assegno pensionistico.

Un lavoratore che percepisce la Quota 100 fino a maggio 2026, e che da giugno dello stesso anno matura la pensione di vecchiaia, può tornare a lavorare liberamente a partire da quella data. Se invece decidesse di lavorare già da gennaio 2026, ossia prima del raggiungimento dell’età pensionabile, i ratei percepiti da gennaio a maggio dovrebbero essere restituiti, con sospensione del trattamento.
Va inoltre sottolineato che la pensione di vecchiaia, una volta avviata, non subisce riduzioni neppure nel caso di contratti di lavoro di lunga durata, poiché la normativa la rende compatibile con qualsiasi attività reddituale.

In sintesi, chi usufruisce della Quota 100 deve prestare attenzione al periodo che precede la maturazione della pensione di vecchiaia: lavorare troppo presto può comportare la sospensione e il recupero dei ratei, mentre dopo il compimento dell’età anagrafica non ci sono limiti al cumulo dei redditi da lavoro.

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