La pensione anticipata per lavori usuranti resta una delle principali vie di uscita anticipata dal lavoro per chi svolge attività faticose e pesanti.
L’INPS chiarisce requisiti, quote e scadenze per il 2027, fissando al 1° maggio 2026 il termine per la domanda. Attenzione a tempi, documenti e condizioni: un errore può far slittare la decorrenza.
Con il Messaggio INPS n. 1188 del 2 aprile 2026, l’Istituto riepiloga le istruzioni operative per chi matura i requisiti nel 2027, chiarendo modalità di accesso e adempimenti. Il beneficio resta escluso dagli adeguamenti alla speranza di vita previsti per il biennio 2027-2028, confermando una maggiore stabilità per i lavoratori interessati.
La disciplina della pensione usuranti trova fondamento nella Legge 232/2016 e nel Decreto legislativo 67/2011. L’accesso anticipato rispetto alla pensione ordinaria si basa sul sistema delle quote, che combina età anagrafica e contributi.
Per il 2027, i lavoratori dipendenti possono andare in pensione con quota 97,6, raggiungendo almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi. Per gli autonomi la quota sale a 98,6, con almeno 62 anni e 7 mesi e lo stesso requisito contributivo. In entrambi i casi, è necessario aver svolto attività usuranti per almeno 7 anni negli ultimi 10 oppure per almeno metà della vita lavorativa.
Tra le categorie più rilevanti rientrano i lavoratori notturni, per i quali i requisiti variano in base all’intensità dell’attività. Chi lavora di notte per almeno 78 giorni l’anno o per tutto l’anno mantiene i requisiti ordinari. Per i turnisti tra 72 e 77 giorni annui, l’età minima sale a 62 anni e 7 mesi per i dipendenti e a 63 anni e 7 mesi per gli autonomi, con quota rispettivamente 98,6 e 99,6. Per chi lavora tra 64 e 71 giorni annui, i requisiti aumentano ulteriormente, arrivando fino a quota 100,6 per gli autonomi.
Un passaggio fondamentale riguarda la domanda di riconoscimento del lavoro usurante. I lavoratori che maturano i requisiti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027 devono presentare la richiesta entro il 1° maggio 2026. La domanda va inoltrata utilizzando il modulo AP45 e deve includere la documentazione prevista dalla normativa, in particolare quella indicata nei decreti ministeriali del 20 settembre 2011 e del 20 settembre 2017.
L’INPS può richiedere integrazioni documentali se quanto presentato non risulta sufficiente. È quindi essenziale dimostrare in modo puntuale i periodi di attività usurante, senza affidarsi esclusivamente a dichiarazioni del datore di lavoro.
Una volta esaminata la domanda, l’Istituto comunica l’esito indicando l’accoglimento con decorrenza del trattamento, l’eventuale differimento oppure il rigetto. Il rispetto della scadenza è decisivo: in caso di ritardo, la pensione può slittare da uno a tre mesi a seconda del tempo di presentazione.
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