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Economia e Finanza

Pensioni: arrivano le ingenti multe, ma puoi pagare meno se sei collaborativo

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Sono previste ingenti multe per chi non rispetta la normativa. Ecco come evitare di avere problemi con le pensioni.

Quando si parla di pensioni, è bene tenere a mente che sono presenti delle regole da seguire per evitare brutte sorprese. Ci sono infatti casi in cui si rischia di dover rinunciare alla prestazione, vedendosi sospendere l’erogazione dell’assegno mensile. Coloro che non si attengono a quanto previsto dalla normativa, inoltre, potrebbero essere sanzionati con un’ingente multa: avere un atteggiamento collaborativo, in queste situazioni, aiuta a pagare meno.

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La pensione è un traguardo a cui ambiscono tutti i lavoratori. Eppure i percettori potrebbero perdere il loro assegno mensile. I motivi sono diversi, come nei casi in cui viene riscontrata un’incumulabilità tra la prestazione che si riceve e i propri redditi da lavoro. Ciò riguarda in particolare le misure Quota 100, 102 e 103. Le quali non contemplano la possibilità di svolgere un’occupazione (che si tratti di lavoro autonomo o dipendente) per chi accede alla pensione con essi.

La sospensione della prestazione, tuttavia, non è l’unica “punizione” prevista per chi non si attiene alla normativa. C’è anche il rischio di ricevere una multa a dir poco salata, come spiegato dall’INPS nella circolare n.90 dello scorso 4 ottobre riguardante le modifiche introdotte al regime sanzionatorio per omissione ed evasione contributiva.

Pensioni, in che modo evitare la multa: ecco cosa fare

Con il D.l. 2 marzo 2024 sono stati apportati alcuni importanti cambiamenti in relazione al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’obiettivo principale è favorire il passaggio dal lavoro sommerso – un fenomeno che imperversa nel Paese – a quello regolare. Così il legislatore ha deciso di rivedere le sanzioni civili per coloro che non rispettano gli obblighi contributivi, aggiungendo delle agevolazioni per i debitori che regolarizzano prontamente la loro posizione.

La normativa si concentra, in particolare, sull’omissione e l’evasione contributiva. La prima ha a che vedere coi mancati pagamenti (o ritardi) sui contributi dovuti. Le denunce obbligatorie permettono di farsi un quadro della situazione. Gli individui che si trovano in una posizione debitoria possono evitare la maggiorazione del 5,5% se procedono con il pagamento entro 120 giorni dalla scadenza.

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Ciò deve avvenire in modo spontaneo e con una soluzione unica – prima che subentrino gli enti impositori con le loro contestazioni. È possibile effettuare anche più versamenti, ciò che conta è che venga rispettato il termine. La situazione si fa più complessa con l’evasione contributiva, ovvero quando un individuo non fornisce le denunce obbligatorie (o le falsifica) nell’intento di evitare il pagamento dei contributi nascondendo i propri redditi o i rapporti di lavoro.

La sanzione civile, in questo caso, è pari al 30% annuo dei contributi non versati e può arrivare ad un massimo del 60% di quanto dovuto. Per poter beneficiare di una riduzione, è necessario autodenunciarsi entro 12 mesi e pagare tutto in una soluzione unica entro 30 giorni, con una sanzione civile del tasso di riferimento maggiorato di 5,5 punti; oppure 90 giorni, facendo salire la maggiorazione a 7,5 punti.

Laddove si rispettino i termini – e si provveda al versamento della prima rata entro i 30 o 90 giorni – è possibile richiedere la rateazione. Se i pagamenti dovessero essere fatti in ritardo (o direttamente non effettuati) verrà applicata la misura ordinaria per ricalcolare le sanzioni civili.

Cindy D

Classe 1997, dopo la laurea in Scienze sociali per la globalizzazione ho iniziato a collaborare con diverse redazioni. Appassionata di scrittura da sempre, mi interessano soprattutto i temi sociali e di attualità.

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