La crisi di governo potrebbe significare anche la crisi della Riforma Pensioni 2023. Una tempesta che manda in tilt tutti i progetti economici e finanziari che sarebbero dovuti essere messi in campo entro la fine del 2022.
Tra questi, la celebre riforma delle pensioni attesa per il 2023.
Proviamo a capire insieme cosa potrebbe scatenarsi nei giorni che verranno in sede di Governo. Gli scenari e le ipotesi non mancano, la plausibilità da verificare.
Le trattative tra Governo e Sindacati in vista della futura riforma delle pensioni si è impantanato in partenza. I lavoratori temono un ritorno complessivo e imminente alla Legge Fornero.
Basti pensare che se il Governo non dovesse intervenire, diverse tipologie di pensione anticipata, come ad esempio Quota 102, Ape Sociale e Opzione Donna, vedranno il loro termine alla fine dell’anno. Il 2023 non vedrà altra soluzione che la legge Fornero.
Margini di cambiamento e di svolta non mancano. Il futuro post crisi prevede almeno tre scenari in grado di incidere sulla tanto attesa riforma delle pensioni.
Il più ottimista vedrebbe Draghi tenere botta e riconfermarsi ai posti di comando. Quindi un parlamento con i numeri giusti per poter proseguire con la legislatura attuale. Opzione vagliabile dato che il premier può contare ancora sul sostegno di Partito democratico e Italia viva, Forza Italia e finanche del M5S.
Del resto il partito reo della crisi ha affermato in aula con le parole del capogruppo Castellone come “Il movimento sia pronto a concedere la fiducia a Draghi“.
Prosecuzione del Governo varrebbe a dire proseguimento del lavoro sulle riforme.
Le prospettive meno auspicate parlano di una caduta del Governo Draghi.
Potrebbe essere presa in considerazione l’idea di un Governo Tecnico per condurre a conclusione l’odierna legislatura (tra i nomi, immancabile, Giuliano Amato).
Uno scenario che vedrebbe a rischio sospensione o rimando alcune tipologie di pensione. Qualcosa potrebbe muoversi per i pensionati più bisognosi, con la crescita delle pensioni minime e il bonus 200 euro. Forme troppo dispendiose di pensionamento sarebbero categoricamente scartate.
Il peggiore dei futuri possibili vede il sipario calato sul Governo Draghi. Con il voto, ovviamente, anticipato. Si andrebbe così alle urne tra la fine dell’estate e ottobre. In questi termini ogni previsione sarebbe un azzardo. Il tutto ruoterebbe intorno all’esito del voto.
A seconda di chi si aggiudichi la kermesse elettorale, potrebbe presentarsi la Quota 103, o un pensionamento anticipato a 62 o a 64 anni con un nuovo calcolo contributivo e penalizzazioni per ciascun anno. Potrebbe anche accadere che sia tutto posticipato al 2024.
Domina il dubbio. La crisi sbatte in faccia a lavoratori e pensionati tutta la sua indifferenza.
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