Pensioni in equilibrio oggi, ma il futuro è incerto: il rapporto che preoccupa i lavoratori

Il sistema pensionistico italiano regge oggi, ma il vero banco di prova è già iniziato. Tra numeri che rassicurano e segnali che preoccupano, il futuro della previdenza dipende da lavoro, demografia e da un equilibrio sempre più fragile tra pensioni e assistenza.

Alla Camera dei deputati, a Montecitorio, il dibattito sulla sostenibilità delle pensioni è tornato centrale con la presentazione dell’ultimo Rapporto del centro studi Itinerari Previdenziali, presieduto da Alberto Brambilla.

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Pensioni in equilibrio oggi, ma il futuro incerto: il rapporto che preoccupa i lavoratori (Trading.it)

I dati fotografano un sistema che, per ora, tiene. Ma sotto la superficie emergono tensioni strutturali che rendono il tema previdenziale uno dei nodi più delicati dell’economia pubblica italiana. Pensioni, occupazione, spesa pubblica, demografia e INPS si intrecciano in una partita che riguarda direttamente lavoratori, famiglie e conti dello Stato.

Pensioni oggi e domani

Il Rapporto evidenzia che il sistema pensionistico italiano risulta sostenibile nel breve periodo. La spesa pensionistica, nel 2024, ha raggiunto 286,14 miliardi di euro, spinta sia dall’aumento del numero dei pensionati sia dalla rivalutazione degli assegni. Nello stesso anno, i pensionati sono cresciuti di 75 mila unità rispetto al 2023. Un incremento legato soprattutto alle numerose uscite anticipate in deroga alla riforma Fornero, ma anche all’aumento dei trattamenti totalmente o parzialmente assistiti.

A compensare questa dinamica, però, arrivano segnali positivi dal mercato del lavoro. L’aumento degli occupati e la crescita delle retribuzioni hanno rafforzato le entrate contributive, migliorando il saldo previdenziale. Il disavanzo resta negativo, ma mostra un’evoluzione favorevole. Secondo Alberto Brambilla, il sistema oggi si mantiene in equilibrio, ma tutto dipenderà dalla capacità del Paese di affrontare quella che definisce la più grande transizione demografica di sempre.

Se la previdenza resta sotto controllo, il vero squilibrio emerge sul fronte dell’assistenza. Nel 2024, lo Stato ha trasferito all’INPS circa 180 miliardi di euro a carico della fiscalità generale per coprire oneri assistenziali, interventi a sostegno delle famiglie e misure di decontribuzione. Dal 2008 a oggi, questa componente di spesa è cresciuta tre volte più velocemente rispetto alla spesa per le pensioni.

Questo dato rende evidente perché il rapporto tra spesa previdenziale e spesa assistenziale rappresenti una delle questioni chiave per i conti pubblici. Il Rapporto sottolinea la necessità di un riequilibrio strutturale, soprattutto in un contesto segnato dal declino demografico. Meno nascite significano meno lavoratori futuri e, quindi, meno contributi a sostegno del sistema.

Da qui l’indicazione chiara: servono più giovani e più donne nel mercato del lavoro, insieme a politiche che favoriscano la permanenza al lavoro dei lavoratori più anziani. Solo ampliando la base occupazionale si può garantire continuità a un sistema che oggi regge, ma che domani rischia di trovarsi sotto pressione.

Un caso pratico che riguarda tutti

Il quadro che emerge dal Rapporto Itinerari Previdenziali non resta confinato ai numeri. Ogni scelta sulle uscite anticipate, ogni intervento assistenziale finanziato dalla fiscalità generale, ogni politica sull’occupazione incide direttamente sull’equilibrio del sistema. Un lavoratore che anticipa l’uscita rispetto ai requisiti ordinari contribuisce all’aumento dei pensionati; una famiglia che riceve un sostegno assistenziale pesa su una spesa che cresce più rapidamente delle pensioni; un giovane che entra nel mondo del lavoro rafforza invece le entrate contributive.

Il messaggio che arriva da Montecitorio è chiaro: oggi il sistema pensionistico italiano appare solido, ma il suo futuro dipende da scelte strutturali. Demografia, lavoro e assistenza non rappresentano temi separati, ma parti dello stesso equilibrio. Ed è su questo equilibrio che si giocherà la sostenibilità della previdenza nei prossimi anni.

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