Dalla sentenza apripista della legge alla sua concretizzazione: ecco cosa sapere sui permessi retribuiti per gli animali domestici.
Analisi della legge che approva i permessi retribuiti per animali domestici: la loro cura viene prima dell’egoismo umano! Con ciò approdano degli aggiornamenti per niente scontati e che meritano di essere approfonditi. Ecco cosa si sta discutendo in Parlamento, e soprattutto quali sono le regole normative e giuridiche che sono attualmente in vigore.
Il Governo italiano è protagonista di un’innovazione, apripista in Europa della tutela che lega i lavoratori ai propri animali domestici in virtù del principio della cura e della sicurezza. 3 giorni di permesso retribuito davanti situazioni di malattia o morte del proprio animale, cane o gatto che sia.
Significa non trascurare il proprio animale, perché se vengono meno attenzioni di cura e sicurezza, ecco che c’è pieno disinteresse o mancanza di attenzione. Storica la sentenza della Corte di Cassazione che ha dato voce a un precedente, la n. 15076 del 2018. Per essa gli animali domestici possono essere assisiti grazie alle cure dei destinatari dei permessi retribuiti. Cosa ha comportato questa pronuncia?
La pronuncia incarna l’inizio di un’innovazione senza precedenti, per cui le persone otterranno i permessi retribuiti per prendersi cura degli animali domestici. Se è possibile avere 3 giorni al mese, anche frazionabili in ore, per assistere familiari sottoposto al regime della Legge n. 104 del 1992, perché non può essere lo stesso per chi fa parte della famiglia, come i cani e i gatti? E gli altri animali?
La materia della tutela lavorativa non è avulsa da discussioni in sede di Commissioni Europee. Si tratta infatti di una proposta di legge presentata dal deputato Devis Dori di Alleanza Veri e Sinistra. Questi vorrebbe introdurre dei permessi retribuiti per la malattia o il lutto del proprio cane e gatto. È un approccio più umano per le politiche lavorative.
Qual è la situazione italiana al momento? La materia è deputata alla legge n. 53 del 2000, e riconosce congedi e permessi esclusivamente per malattia e lutto di familiari “umani”, mentre Dori vuole ampliare il concetto stesso di “famiglia”. C’è sempre un lutto e un forte stress emotivo alla morte di qualcuno di caro, e vi rientrano anche gli animali.
Dal riconoscimento formale del dolore autentico, subentra che i permessi sono validi per cani e gatti regolarmente registrati all’anagrafe. Non è che ci sia discriminazione verso gli altri animali, ma è vero che sono solo questi a rientrare nell’obbligo di microchip. Ciò garantisce tracciabilità legale e la possibilità di verificare il rapporto di convivenza. Così, si evitano abusi, ma non è detto che non vi rientreranno anche altri esemplari in seguito.
Secondo l’indagine IPSOS del 2024, sono circa il 56% le famiglie che hanno almeno un cane e un gatto. Nonostante si tratti di una proposta, la legge dei permessi retribuiti per gli animali domestici, potrebbe avere grande sostegno. A partire da Michela Vittoria Brambilla attivista storica per i diritti degli animali e promotrice di leggi contro l’abbandono e i maltrattamenti.
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