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Non arriva più pesce al supermercato: scaffali vuoti e prezzi alle stelle

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Situazione difficile quella generata dallo sciopero dei pescherecci, con il pesce sempre meno reperibile al supermercato:  di cosa si tratta e dettagli

Non è un periodo semplice dal punto di vista dell’economia e non solo, e anche il pesce al supermercato viene, per così dire, investito dalle difficoltà che si stanno riscontrando. Basti pensare agli effetti della pandemia all’aumento dei costi delle materie prime e delle utenze, ai rincari e al conflitto tra Russia e Ucraina con le relative conseguenze di cui tanto si sta parlando.

fonte foto: Adobe Stock

Costi alti, rincari dei prezzi e difficoltà per famiglie ed esercizi commerciali, queste alcune delle tematiche che tengono banco e di cui si sta parlando molto in quesito periodo, con lo sciopero dei pescherecci i cui effetti iniziano a farsi sentire, come viene spiegato da Contocorrenteonline.it

Per i consumatori, trovare il pesce al supermercato starebbe diventando sempre più difficile, con gli scaffali che si starebbero svuotando e, si legge ancora, con le quantità che si trovano dal costo sempre maggiore.

Viene infatti sottolineato che i rincari si attesterebbero all’incirca sul 30% all’ingrosso e circa il 50% al dettaglio; aumenti che si legano e si sommano ai rincari anche sul carburante. Fare un piano per un peschereccio, sarebbero cresciuto da 700 a 1200 euro nell’ultimo mese e mezzo.

Pesce al supermercato: mercato, conseguenze, scenario

Grande attenzione sul tema dei rincari e circa la situazione di difficoltà che sta tenendo banco, i cui diversi fattori hanno portato, spiega Contocorrenteonline.it, ad una maggiorazione delle spese di circa il 70%. A molti può interessare a cosa prestare attenzione per ridurre l’impatto delle bollette gas e luce alle stelle e la questione rateizzazione.

Stando a quanto riferito da Coldiretti Impresapesca, a causa della maggiorazione, molti pescherecci stanno navigando in perdite e riducono il più possibile le uscite in mare. Di riflesso, si legge, ciò non potrebbe che portare ad un aumento delle importazioni del pesce dall’estero, un fattore che aggrava ancor di più la situazione dei pescatori italiani.

Ad essere reperibili, viene spiegato, sono triglie, sogliole e acciughe o comunque pesci di piccola taglia pescati da coloro che non hanno preso parte allo sciopero. Un commento sulla situazione che si sta vivendo arriva dal mercato ittico del Centro agroalimentare di Roma, mediante le parole del direttore generale Pallottini: “Stiamo vivendo una fase particolare, caratterizzata dall’assenza di materie prime nostrane per via dello sciopero dovuto all’aumento dei costi di produzione e al caro carburante“.

Vari rappresentati della categoria hanno protestato a Roma in piazza e sono stati accolti da sottosegretario alle Politiche agricole con delega alla pesca, Battistoni, il quale ha avuto modo di impegnarsi, si legge, circa la proposta d’urgenza di una misura legata all’erogazione di fondi alla categoria, quanto prima possibile.

I manifestanti hanno fatto richiesta di portare avanti l’attivazione della cassa integrazione ed il blocco delle rate di mutuo. Per quanto riguarda lo sciopero, questo dovrebbe andare avanti almeno sino al giorno 11 marzo, quando vi sarà ad Ancora l’incontro dei pescatori per decidere il da farsi.

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