In tanti stanno chiudendo le loro PostePay per via dei controlli partiti sui pagamenti che non sono stati dichiarati.
Sono milioni gli italiani che si affidano al servizio offerto dalle PostePay. Le carte prepagate lanciate da Poste Italiane ormai vent’anni fa rappresentano uno degli strumenti preferiti dai cittadini per la gestione del proprio denaro. Il loro successo è legato soprattutto alla facilità d’uso e agli esigui costi da sostenere, che le rendono particolarmente apprezzate dalla clientela. I recenti controlli del Fisco, però, hanno portato molti titolari a prendere una decisione drastica.
La carta PostePay può essere facilmente attivata recandosi presso un Ufficio Postale o, in alternativa, tramite il sito e l’applicazione dedicati. Il possesso di un IBAN e quindi di un conto corrente non è fondamentale per poter usare questo strumento di pagamento, tuttavia per la sottoscrizione sono necessari codice fiscale e carta d’identità.
La prepagata consente di effettuare diverse operazioni. Può essere utilizzata per prelevare denaro presso gli sportelli ATM Postamat o bancari, per i propri pagamenti – che si tratti di bollettini o di acquisti, sia nei negozi fisici che online – e per le transizioni di denaro verso altre PostePay. Eppure, la sua comodità e facilità d’uso non devono farci dimenticare che anche l’attivazione di questa carta si lega ad una serie di regole da rispettare.
Sebbene non siano carte di credito a tutti gli effetti, anche le PostePay possono finire al centro dell’attenzione del Fisco. Le prepagate, infatti, vengono utilizzate quotidianamente per diverse transizioni (dai pagamenti alle ricariche) e potrebbero essere sottoposte ai controlli delle autorità. Il fine è quello di contrastare l’evasione fiscale e sono diversi i casi in cui i titolari di PostePay farebbero meglio a dichiarare i movimenti della propria carta.
Ciò vale, innanzitutto, per coloro che usano la prepagata per l’accredito di pagamenti regolari (come le retribuzioni da lavoro). Anche nel caso di entrate che potrebbero apparire non giustificate la cosa migliora da fare è dichiarare tutto. Un individuo che riceve in continuazione ricariche da parte di diverse persone, per esempio, potrebbe far insospettire il Fisco.
Allo stesso modo, chi trasferisce ingenti somme di denaro senza che ci sia una specifica motivazione potrebbe vedersi costretto a dare spiegazioni. Ovviamente, le autorità non controllano ogni minima ricarica e transizione effettuata dai titolari delle carte prepagate. Qualora dovessero notare situazioni particolari, tuttavia, i diretti interessati potrebbero rischiare grosso.
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