Quanto guadagna davvero chi investe oggi nei migliori BTP con scadenza residua a 3 anni? Vale ancora la pena puntare sui titoli di Stato italiani, oppure i margini di rendimento si sono già assottigliati troppo? Una scelta che sembra semplice nasconde invece una varietà di sfumature e piccole differenze capaci di cambiare il risultato finale. Il calo dello spread ha riacceso i riflettori sul mercato obbligazionario e, in particolare, su quei titoli che offrono una combinazione interessante di stabilità e rendimento. Il segreto, però, è tutto nei dettagli: prezzo, cedola, volatilità e prospettive future. Tutti elementi che meritano uno sguardo approfondito, senza fretta e senza illusioni.
Negli ultimi mesi, il mercato dei titoli di Stato italiani ha ritrovato una nuova linfa. La riduzione dello spread BTP-Bund ha migliorato l’immagine del debito pubblico, attirando di nuovo l’interesse verso i BTP a breve e medio termine. Chi guarda oggi ai titoli con scadenza nel 2028 si trova di fronte a tre opzioni che offrono rendimenti simili, ma con logiche molto diverse.
La differenza si gioca sulla struttura della cedola, sul prezzo d’acquisto e sulla reazione ai cambiamenti nei tassi di interesse. La scelta, quindi, va fatta con attenzione, in base al proprio profilo di rischio e alle aspettative sull’evoluzione del mercato obbligazionario nei prossimi anni.
Tra i BTP con scadenza residua a tre anni, il titolo con cedola 2,65% (ISIN IT0005641029) è uno dei più bilanciati. Acquistato leggermente sopra la pari, intorno a 100,86, garantisce una cedola annuale stabile, distribuita in due rate. Il rendimento netto annuo si attesta su circa il 2,03%, offrendo una buona combinazione tra regolarità e moderata esposizione al rischio. Ideale per chi vuole proteggere il capitale senza rinunciare a una rendita costante.
Più generoso in termini di cedola è il BTP 3,80% (ISIN IT0005548315), che distribuisce due rate da 1,90% ogni anno. Il prezzo di acquisto è però più alto, attorno a 104,11, e questo incide sul rendimento finale, che si allinea comunque sugli stessi livelli degli altri: circa 2,03% netto. La differenza è nel flusso cedolare, che risulta più ricco e immediato. Chi sceglie questo titolo deve accettare il fatto che, in caso di aumento dei tassi, la volatilità del prezzo potrebbe essere più marcata rispetto a titoli con cedole più contenute.
Il BTP 0,50% (ISIN IT0005445306) segue una logica diversa. Offre una cedola molto bassa, appena lo 0,50% annuo, ma viene acquistato ben sotto la pari, intorno a 95,10. Questo permette a chi lo detiene fino alla scadenza di ricevere 100 a rimborso, realizzando un guadagno in conto capitale che compensa la cedola modesta. Anche in questo caso, il rendimento netto si avvicina al 2% annuo. Si tratta di un’opzione più adatta a chi non ha necessità di entrate periodiche e preferisce un ritorno finale più consistente.
Esempio pratico: un investimento di 9.510 euro su 10.000 nominali permette di ricevere 10.000 a scadenza, oltre alle cedole, generando un margine netto interessante in tre anni. Il vantaggio di questo titolo è nella sua minore esposizione alla volatilità, rendendolo appetibile in una fase di possibile stabilità o calo dei tassi d’interesse.
Pagare o non pagare il ticket sanitario non è sempre una scelta, ma spesso una…
Hai ristrutturato casa e ti è arrivata una lettera dell’Agenzia delle Entrate sulla rendita catastale?…
Rinnovare l’ISEE non è un adempimento secondario, ma una scelta che incide subito su bonus,…
Pensioni 2027 e rischio esodati tornano al centro del confronto tra governo e sindacati. Con…
L’euro si rafforza, i mercati osservano Francoforte e tornano le ipotesi di un intervento sui…
Cambiano i controlli sull’ISEE e diventano invisibili, automatici, incrociati. Il nuovo meccanismo parte subito con …