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Razionamenti: l’uso del “condizionale” che terrorizza gli italiani

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Le dichiarazioni del Premier su possibili “razionamenti” di energia e beni alimentari allarma gli italiani. Come stanno davvero le cose? Il punto della situazione.

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La parola “razionamenti” comincia a serpeggiare ovunque. Dapprima nei canali di comunicazione, poi su giornali e telegiornali, infine su social, telefonini e tra le chiacchiere al Bar. Il “terrore” per una malattia ad alta mortalità è stato sostituito con l’incubo di rimanere al freddo e al buio. E senza cibo. Il mondo dell’informazione fa il suo lavoro, ma sono le parole pronunciate da Draghi che fanno davvero paura. Cosa sta succedendo? Il seme del dubbio è ormai stato piantato. Ma gli italiani vogliono risposte. Risposte a domande più che legittime: perché siamo in assetto economico “da guerra” quando la guerra non c’è? Dov’è finita la “grande ripresa” italiana proclamata a gran voce fino a qualche tempo fa? L’Italia non è coinvolta nel conflitto, eppure ecco cosa dichiara il Premier.

Draghi e la “logica di razionamenti”

Nell’ultima conferenza stampa il Premier si è rivolto agli italiani illustrando la situazione. O meglio, proiettando quelle che potrebbero essere le conseguenze della prosecuzione del conflitto in Ucraina. Tra “se”, “forse”, “potrebbe” e “speriamo di no”, sicuramente gli italiani hanno memorizzato una sola parola: razionamenti.

Seppur affermando e rassicurando i cittadini che la situazione odierna non è allarmante, Draghi ha pronunciato una “sentenza” abbastanza pesante: “se le cose continuassero a peggiorare dovremmo cominciare a entrare in una logica di razionamenti“. Condizionali che pesano come macigni sul cuore dei cittadini, già provati duramente dalla “logica del lockdown”.

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, alimenta dal canto suo una possibilità che vorrebbe sembrare recondita ma che invece prende sempre più contorni netti, e afferma: “l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe costringere per qualche tempo a un razionamento del gas e dell’elettricità, interrompendo la produzione“.

E di nuovo la parola “razionamento”. C’è molto poco su cui sollevare dubbi o elucubrazioni: razionamento, in tempo di carestia, catastrofe naturale, o guerra, significa una cosa sola: “limitazione degli acquisti e dei consumi tramite una distribuzione controllata dei generi di prima necessità“.

I tetti massimi nei supermercati

“Distribuzione controllata” è proprio quello che, infatti, sta accadendo, perché molti supermercati hanno apposto limitazioni di acquisto su determinati prodotti. Anche loro “rassicurano”, affermando che l’emergenza non c’è e che si tratta di una misura atta a scongiurare acquisti insensati da parte dei cittadini. Che hanno una sola colpa, quella di avere paura. Ma i clienti di alcune catene di grande distribuzione, di fronte a certi cartelli esposti tra gli scaffali, come dovrebbero reagire? Carrefour, ad esempio, permette di acquistare al massimo 2 pezzi di olio di semi, perché c’è “una indisponibilità del prodotto dovuto a forti difficoltà di reperimento delle materie prime dall’Ucraina”. Alla Lidl troviamo limitazioni per farina e legumi perché “si stanno verificando fenomeni di accaparramenti“.

Razionamenti sì o no?

I dubbi verrebbero anche a un bambino. E quando al Premier vengono chiesti chiarimenti, se davvero dovremo affrontare anche questa “batosta”, lui stesso risponde: “Non è ancora il caso, ma bisogna prepararsi a questa evenienza, anche se da qui a lanciare l’allarme ce ne corre. Le insufficienze di approvvigionamenti di materie prime o alimenti alimenti vanno affrontate come quelle del gas” attraverso la “diversificazione delle fonti e gli aiuti alle famiglie. La sparizione temporanea dei mercati dei grani di Russia e Ucraina crea mancanze serie“, specifica Draghi, “serve approvvigionarsi in altre parti del mondo”.

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