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Trasferire la residenza: ecco perchè può essere un’arma a doppio taglio

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Una operazione che prima o poi tocca quasi  chiunque. Trasferire la propria residenza, ecco le ragioni che possono guidare la scelta.

Residenza (Adobe)

Una operazione, cosi come anticipato, che prima o poi tocca un po’ a tutti, anche se non sempre, per la verità. Le varie situazioni della vita, escludendo ovviamente un naturale allontanamento dalla casa in cui si è nati e cresciuti, possono portarci a dover prendere decisioni che possono o meno determinare altrettante situazioni potenzialmente scomode. Non siamo spesso certi se trasferire altrove la residenza possa essere in alcuni casi la scelta giusta. I vantaggi esistono, in base alle varie situazioni, cosi come realisticamente possono esistere alcuni svantaggi nel considerare pienamente la possibilità concreta.

Un passo importante è quello di comprendere che la residenza non rappresenti qualcosa che di fatto scegliamo. La residenza è indotta, se cosi può essere affermato dalla presa in considerazione del luogo dove viviamo gran parte dell’anno. Quindi l’operazione è di fatto obbligatoria per non rischiare di incappare in situazioni potenzialmente scomode. Dichiarare il falso è infatti reato, non si può dichiarare insomma di essere residenti in un determinato posto senza viverci per almeno un determinato periodo all’anno. Attenzione quindi a questa semplice premessa, prima di entrare in un altro ambito del discorso in questione.

Trasferire la residenza: quando conviene e quando invece non è l’operazione da eseguire

Staccare la propria residenza vuol dire in  effetti abbandonare il proprio nucleo familiare per andare a fondarne un altro. Il vantaggio davvero concreto potrebbe essere quello di liberare il vecchio nucleo da un reddito che magari portava ad una soglia Isee troppo alta per poter accedere a determinate misure. Nel caso opposto, magari, la stessa persona fondando un nuovo nucleo familiare cambiando residenza potrebbe andare proprio ad aumentare il reddito familiare e quindi impedire di accedere a quelle stesse misure che dall’altra parte, con la sa “partenza” aveva indotto. Situazione spesso molto spigolosa.

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Alla base di tutto, in assenza di motivazioni strettamente necessarie, magari la necessità di andare a risiedere altrove per questione di residenza fiscale o di semplice vantaggio legato al raggiungimento del proprio luogo di lavoro. Considerare inoltre la possibilità che un figlio sotto i 26 anni senza lavoro risulta ancora pienamente a carico, ad esempio di un genitore. La situazione cosi come anticipato è spigolosa e porta a particolari evoluzioni in base a quelle che sono le naturali esigenze dei protagonisti. Cambiare o meno residenza può essere un atto obbligatorio per le motivazioni di cui sopra oppure una operazione per acquisire determinati vantaggi, o farne acquisire. Le dinamiche restano insomma le solite.

Paolo Marsico

Giornalista pubblicista dal 2012 con numerose collaborazioni alle spalle tra carta stampata e web. Appassionato di scrittura e tra le altre cose di cinema, calcio e teatro. Autore racconti brevi, poesie e testi per il teatro.

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