Gli ultimi giorni hanno visto il ritorno di un tema molto caso a una precisa parte politica del nostro paese. Il salario minimo.
Un tema tanto caso ad una parte politica dello scenario italiano. Il Movimento cinque stelle è tornato alla carica insieme al Partito Democratico e a Liberi e Uguali, sostenuti inoltre dalla Cgil riguardo ad un tema che potrebbe di certo far piacere a gran parte dei cittadini italiani. Il salario minimo, una retribuzione base da riconoscere ad ogni singolo settore professionale. L’iniziativa politica, qualora riuscisse a diventare pura applicazione potrebbe portare a sostanziali aumenti di stipendio per tutti i lavoratori.
Secondo i dati rilasciati da ISTAT e INPS, sarebbero 4 milioni i lavoratori che ad oggi percepiscono una retribuzione oraria inferiore rispetto a quelle che andrebbe a concretizzarsi con l’introduzione di questo nuovo strumento. Al momento tutto è ancora in fase di discussione e non è ancora ben chiaro di quanto possano aumentare, nel pratico gli stipendi dei lavoratori. Il tema è comunque caldo e la discussione, per l’appunto, è accesa tra favorevoli e contrari alla misura specifica, eventualmente da introdurre.
Secondo Pierpaolo Bombardieri della Uil, la proposta in questione non è del tutto lecita: “Molti dei nostri politici che parlano di salario minimo non hanno nemmeno letto la direttiva europea, che ha un obiettivo chiaro: estendere la contrattazione. Per noi il salario minimo è quello dei minimi contrattuali. Bisogna fare molta attenzione su questo tema. Rischiamo di ridurre lo spazio contrattuale”. La domanda più frequente posta dai cittadini italiani è sempre la stessa: “A quanto ammonterebbe il salario minimo”.
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Un esercito di lavoratori, insomma che andrebbe a percepire stipendi più alti rispetto a quelli percepiti finora. Una proposta sulla quale si discuterà molto, questo è certo.
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