Si ripercuotono sul settore alimentare inflazione e blocchi sull’export, ma c’è una sorpresa per l’Italia.
Le difficoltà sia dirette, come i blocchi sull’export, sia indirette, dovuta alla perdita della competitività delle aziende per i costi energetici possono pesare sui prodotti italiani.
Nonostante questo, la resistenza delle economie europee ha mostrato in particolar modo quali settori sono stati in grado di rimanere competitivi ed eccellere sul mercato. Nel caso italiano è il settore agroalimentare, arrivato in maggior numero sulle tavole di tutto il mondo. L’effetto della pandemia, nei due anni tra 2020 e 2021, ha consentito al nostro agroalimentare di incrementare le vendite data la maggior preferenza dei consumatori. È quanto emerge dal settimanale economico del Gambero Rosso.
I prodotti su cui è ricaduta la scelta delle famiglie sono quelli maggiormente legati a un trade off tra quantità e qualità: pasta, olio extravergine d’oliva, i salumi, formaggi e soprattutto il vino. Questo ha allietato le giornate dei consumatori contribuendo alle esportazioni del made in Italy con vendite per oltre sette miliardi di euro. Il vino si conferma il bene italiano in assoluto più conteso, con un incremento a valore del 12,7% sul 2020 e del 10,3% sul 2019. l’Italia, nell’agroalimentare ha fatto meglio di altri importanti Paesi europei, come Francia e Germania, rimasti sotto il 10%.
Ora però si guarda con molta apprensione al fronte russo ucraino. Alcune imprese vedono ridursi i margini di profitto a causa dell’effetto dell’aumento dei costi di gas e materie prime, tra queste il costo del frumento. Per garantire la continuità negli approvvigionamenti, diventa essenziale la coesistenza di forniture nazionali ed estere, per consentire all’industria di mantenere in magazzino adeguati livelli di scorte.
Il 2021, sarà ricordato come “un anno straordinario per l’export italiano” i cui alimenti sono arrivati in gran parte dei paesi. Tra i maggiori incrementi rispetto al 2019 le importazioni di Svizzera, Germania, Francia, Regno Unito, Australia e Russia. In media la ricchezza conservata dalle famiglie di questi paesi a causa dei vincoli agli spostamenti ha contribuito a una variazione positiva del 9%. Passando invece dalla suddivisione percentuale ai dati assoluti, il quadro complessivo mostra un l’export agroalimentare che nel 2021 ha raggiunto livelli record attestandosi sopra i 50 miliardi di euro grazie a una crescita del valore del 15% rispetto al 2019 e dell’11% sul 2020.
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