Quando la salute vacilla, anche la sicurezza economica sembra non bastare. Capita che i risparmi accumulati in anni di lavoro non diano le risposte più urgenti. Ci sono situazioni in cui il vero sostegno non arriva dai BOT o dai conti deposito, ma da strumenti di assistenza pubblica.
Il valore dei patrimoni, talvolta, non entra nemmeno nel calcolo di alcune prestazioni fondamentali. Ed è qui che la prospettiva cambia: non contano solo i numeri, ma la condizione reale di chi affronta ogni giorno la fragilità.
Un sostegno che nasce non dall’entità del reddito, ma dalla necessità di avere accanto qualcuno per vivere la quotidianità.

Un aiuto che non guarda alle rendite, ma alla difficoltà di muoversi, di compiere gesti semplici, di mantenere un minimo di autonomia.
E in questo spazio fatto di bisogni concreti e norme precise, la domanda diventa più complessa di quanto sembri.
Emanuele, sessant’anni, vive con la moglie e un figlio adulto ancora senza impiego. Ogni mese incassa 700 euro dall’affitto di un appartamento e custodisce circa 40 mila euro tra BOT con rendimento intorno a 1,6% netto e conto deposito (rendimento ad agosto del 2,2% netto medio) . Dal lato economico, quindi, la sua famiglia gode di una relativa stabilità, anche se le entrate non sono elevate. Ma la vita quotidiana è segnata da una condizione fisica che limita l’autonomia e costringe ad affidarsi alla moglie per i gesti più semplici. È qui che il nodo diventa centrale: non è il rendimento dell’investimento a pesare, ma la possibilità di ricevere un sostegno concreto per la propria fragilità. La stabilità finanziaria, in questo caso, convive con l’incertezza di un futuro che dipende da riconoscimenti medici e normative precise. Quando la salute non consente indipendenza, le domande non riguardano più i tassi di interesse, ma la possibilità di accedere a prestazioni che alleggeriscono il peso quotidiano.
Indennità di accompagnamento e pensione di invalidità civile
L’indennità di accompagnamento è una prestazione che l’INPS riconosce agli invalidi civili totali, ossia a chi ha un’invalidità del 100% e non è in grado di deambulare o di compiere gli atti ordinari della vita da solo. L’importo aggiornato per il 2025 è di 542,02 euro al mese, erogato per 12 mensilità. Il punto chiave è che questa indennità non è legata né al reddito né al patrimonio. Le entrate da affitto e i risparmi investiti non hanno alcun impatto sulla sua concessione. Inoltre, non viene considerata reddito imponibile, non influisce sull’ISEE e non riduce eventuali altri benefici.

Diverso è invece il caso delle prestazioni assistenziali collegate all’invalidità civile ma non totali. L’assegno mensile di assistenza spetta a chi ha un’invalidità tra il 74% e il 99% e prevede un importo di circa 336 euro al mese per 13 mensilità. Per ottenerlo occorre che il reddito personale annuo non superi 5.771,35 euro. Nel caso di Emanuele, i soli 700 euro di affitto mensili portano a 8.400 euro annui, superando questa soglia e impedendogli l’accesso all’assegno.
Per chi invece ha invalidità totale ma non possiede i requisiti per l’accompagnamento, esiste la pensione di inabilità civile: l’importo è sempre di circa 336 euro mensili, ma il limite di reddito personale è molto più alto, pari a 19.772,50 euro annui nel 2025. Anche in questo caso, le rendite da affitto e i risparmi incidono, ma la soglia è decisamente più ampia rispetto all’assegno.
Altre misure di sostegno e riflessioni pratiche
Anche se l’indennità di accompagnamento fosse negata, restano percorsi di sostegno legati all’invalidità civile. Tra questi, le esenzioni dal ticket sanitario e le detrazioni fiscali per spese mediche o per ausili rappresentano forme di sollievo importanti. Un altro strumento è l’assegno ordinario di invalidità, che non ha limiti reddituali così rigidi, ma richiede una storia contributiva adeguata e la valutazione di una riduzione della capacità lavorativa. Anche in questo caso, i risparmi di Emanuele non incidono. BOT e conti deposito rimangono una sicurezza per esigenze familiari o spese impreviste, ma non alterano l’esito delle domande assistenziali.
L’aiuto pubblico è costruito sulla fragilità reale, non sulla situazione patrimoniale. Questa impostazione può sembrare insolita, perché consente anche a chi possiede risparmi consistenti di accedere ad alcune prestazioni. Ma rivela la filosofia che sta dietro al sistema: garantire dignità e tutela a chi non riesce a vivere con autonomia.