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Superbonus, si complica la cessione del credito: il rischio beffa è altissimo

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Ennesimo cambiamento per il Superbonus ma le associazioni di categoria si impuntano. Il giro di vite sulla cessione del credito porta il rischio di rallentamento.

 

Anche se confermati dalla Legge di Bilancio, non è detto che i bonus edilizi continuino ad avere vita facile. Specie quelli maggiori, come il Superbonus, potrebbero incontrare sempre più difficoltà, dovute ai controlli sempre più capillari.

Foto © AdobeStock

Nei giorni scorsi, alcune novità introdotte sulla detrazione del 110% sui lavori edilizi avevano fatto saltare dalla sedia le organizzazioni di categoria. Niente, tuttavia, a confronto della possibilità di mettere un paletto decisamente granitico sulla cessione del credito. Ovvero, la tipologia di fruizione del bonus prediletta dalle aziende e che potrebbe essere limitata a una sola possibilità già a partire dai prossimi mesi. Il decreto Sostegni-ter parla chiaro: se si opta per una cessione del credito per il Superbonus o un altro bonus edilizio, chi la riceve non potrà cederlo ulteriormente. E non solo: in caso di sconto in fattura, il credito potrà essere ceduto dalle imprese a banche o soggetti affini che, però, non potranno cederlo a loro volta.

Una limitazione non vista di buon occhio, pur rientrando di fatto nel novero delle modifiche e del giro di vite sulle possibili frodi. Per quanto riguarda il Superbonus e gli altri bonus, le regole per cessione del credito e per lo sconto in fattura fanno riferimento all’ex articolo 121 del decreto Rilancio e, nelle discussioni successive, sono state oggetto di modifiche ripetute. Il Decreto Antifrode ha messo un carico non indifferente sul pacchetto dell’agevolazione, disponendo l’obbligo del visto di conformità e asseverazione sulle spese, al fine di definirne la congruità. Uno dei provvedimenti disposti per evitare fruizioni illecite o meccanismi irregolari di utilizzo.

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Superbonus, cambia la cessione del credito: le nuove disposizioni

C’è da dire che la limitazione non scatterà immediatamente ma solo a partire dal 7 febbraio. Chi ha optato per una cessione del credito in una data antecedente, quindi, sarà autorizzato a procedere con un’altra. La disposizione fa seguito alla Legge di Bilancio 2022 che, dopo aver rimosso il visto di conformità con relative asseverazioni, ha deciso di modificare ulteriormente le caratteristiche base con il Sostegni-ter. Novità valide sia per le opere classificate come “attività di edilizia libera” (art. 6 del Testo Unico in materia edilizia) che per gli interventi eseguiti su singole unità immobiliari o parti comuni di un edificio, a patto che non superino i 10 mila euro (eccetto il Bonus facciate). Con il nuovo decreto, è stato di fatto stabilito un restringimento della libertà di manovra, al fine di evitare frodi e altre pratiche illecite.

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Piano politico ed edilizio sono parzialmente d’accordo nel ritenere eccessiva la misura introdotta. Il Movimento 5 stelle, in particolare, vede tale limitazione come un freno alla possibilità di introdurre una moneta fiscale. Concessa in teoria proprio dalla circolazione dei crediti d’imposta. L’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance), da parte sua, conviene sull’obiettivo di contrastare le frodi ma evidenzia il rischio che i continui cambi di regole possano colpire non solo i cittadini ma anche le imprese virtuose. Il pericolo maggiore è quello dei rallentamenti dovuti alla revisione delle condizioni contrattuali. Con rischio contenziosi e conseguente blocco del mercato.

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