Tim taglierà circa 9.000 posti entro il 2030 per accelerare la cessione della sua rete. Ecco gli aspetti positivi.
A renderlo noto è lo stesso gruppo in occasione della presentazione del nuovo piano industriale. Entro i prossimi otto anni circa il 20% della sua forza lavoro verrà tagliata includendo nel conteggio le uscite volontarie e pianificate e pensionamenti.
La più grande società di telecomunicazioni italiana vuole ripartire dopo anni di scarse performance separando la rete fissa dell’azienda dal business dei servizi. Cercare di mettere insieme un nuovo giro d’affari e risolvere i propri debiti non è compito facile. La società è gravata oggi da 23 miliardi di euro di debito netto, con una contestuale contrazione dei ricavi nel suo mercato domestico sempre più competitivo.
Il piano di rinnovamento prevede un possibile accordo per combinare la sua infrastruttura di rete fissa, con un valore di circa 20 miliardi di euro, con quella di Open Fiber. Riunirli creerebbe un unico ente di rete nazionale preposto alla fornitura dei servizi di connessione a banda larga nel mercato all’ingrosso. La messa in opera del nuovo assetto operativo di Tim può rimettere in attivo la società sgravandola di circa 10 miliardi di euro di indebitamento
I proventi in contanti derivanti dal potenziale accordo di rete con Open Fiber contribuiranno a ridurre l’esposizione al rischio di mercato con Cassa Depositi e Prestiti azionista di maggioranza. Il Ministero del tesoro è oggi il secondo più grande azionista di TIM preceduto da Vivendi.
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