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Economia e Finanza

L’Ue si trae d’impaccio e risponde alla Russia con i rigassificatori: ecco cosa cambia

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In risposta al ricatto della Russa sul gas, due nuovi rigassificatori che consentiranno di alimentare il fabbisogno dei Paesi Bassi hanno in poche ore riportato il gas ai 200 euro al Megawattora.

Il deprezzamento della materia prima riporta un minimo di stabilità sulle aspettative di crescita; a queste si aggiungono le misure di emergenza pronte per affrontare l’inverno.

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Sotto i picchi toccati sull’onda dei tagli alle forniture praticate da Gazprom l’Ue si ridesta a un prevedibile scenario di crisi. Il piano per evitarla prevede punti chiari che verranno definiti con la prossima riunione dei Ministri dell’economia; oltre la riduzione dei consumi di elettricità del 10% c’è il tetto al prezzo del gas proveniente dalla Russia.

Oltre questo si cercano soluzioni. Tante le ipotesi in campo e poche le soluzioni condivise. Alcune di quelle già note la sovvenzione del caro bollette tramite gli extraprofitti realizzati con le rinnovabili, un contributo di solidarietà per le aziende che operano nei combustibili fossili e l’abolizione dei vincoli sugli aiuti di Stato per sostenere le imprese energetiche.

Mentre la flotta dei rigassificatori continuerà a crescere nei prossimi mesi, la Germania è in prima linea con sette unità; una doccia fredda sul fuoco dei rincari sul mercato di riferimento e sulle tensioni sui titoli di Stato. Anche l’Italia riceverà un contributo via mare grazie all’entrata in funzione delle navi di Snam in arrivo nelle acque di Piombino e Ravenna.

La battaglia commerciale con la Russia si combatte anche sul fronte del petrolio

I costi dei contratti future del gas naturale da consegnare a ottobre sono in grado di avere in queste settimane variazioni anche del 30% in poche ore. Questo è in grado oggettivamente di mandare in default le economie, in primis quella della Germania, come ha paventato l’agenzia di rating Fitch. Di fronte a questa realtà inedita, l’Europa, a partire dalla Germania, ha abbandonato ogni incertezza sulla necessità di un’indipendenza da Mosca e l’impossibilità di un accordo vantaggioso.

Le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono aumentate di 8,8 milioni di barili nella settimana terminata il 2 settembre, a 427,2 milioni di barili. Il dato dell’ultimo report dell’dall’Energy Information Administration pubblicato giovedì mostra un rallentamento dell’economia Usa su cui si sconta l’effetto l’aumento dei prezzi dell’energia, anche dell’Europa.

I rincari senza correttivi di una politica nazionale e comunitaria rischiano di aggravare inflazione e rallentamento dei consumi. Anche in Italia nei giorni scorsi, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha stimato una crescita della spesa per le importazioni nette di energia di circa il 150% rispetto al 2021.

Se la situazione rimarrà all’interno dell’attuale tendenza ciascun italiano avrà speso quest’anno mediamente 1.000 euro in più a causa degli aumenti di luce e gas. Il costo è comprensivo anche degli effetti sui prezzi di alimentari, capi di abbigliamento o beni durevoli.

I costi dei contratti future del gas sono in grado di mandare in default le economie europee; ecco quanto può durare ancora il conflitto

Quanto potrà durare il conflitto? Secondo il professor Stefano Silvestri, esperto di armamenti, ex presidente a attuale consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), ne avremmo almeno per un altro anno. Il campo di battaglia sta per arrivare al suo periodo più duro per le operazioni militari, in autunno il suolo diventa fangoso mentre in inverno il terreno ghiacciato aiuterà gli spostamenti di mezzi e uomini.

L’ inverno sarà decisivo. Le sanzioni hanno colpito duramente la Russia di Putin, benché a livello mediatico non se ne abbia la percezione. Secondo una ricerca dell’università di Yale i cittadini russi continuano a vivere come se la guerra non fosse neanche cominciata, ma le risorse del Paese sono al limite. La partenza delle aziende e delle imprese occidentali ha provocato un milione di disoccupati. Oltre questo mancano pezzi di ricambio e ci sono gravi difficoltà nella catena di approvvigionamento per molti oggetti.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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