Aprire un distributore automatico di bevande è pratico e semplice con questa soluzione. Scopriamo di che cosa si tratta, nello specifico.
Oggigiorno, con la crisi economica che c’è, trovare nuove soluzioni per guadagnare è importante.
Si può scegliere di investire, ma spesso ci si chiede quale potrebbe essere un buon investimento. Purtroppo, questo non si può prevedere prima, ma ci si può fare un’idea di ciò che potrebbe essere più conveniente, facendo un confronto dei costi, analizzando l’andamento dei mercati.
In questo modo, si può decidere cosa potrebbe andare, ma chiaramente, bisogna impegnarsi per fare del proprio meglio affinché le cose vadano.
Tra le possibili opzioni di rendita esistenti, c’è anche quella di aprire un distributore automatico di snack e bevande. Da qui, la domanda sorge spontanea: come fare?
Per aprire un distributore, è importante decidere, in primis, se gestirlo in proprio o tramite franchising. Da questa scelta, dipenderà l’avvio delle procedure.
Per aprire quest’attività, bisognerà munirsi di licenze e permessi. Sarà necessario iscriversi al Registro delle Imprese, presentare la SCIA, e far sapere al Comune che si intende aprire il suddetto esercizio commerciale.
Se si vuole aprire un distributore che includa la vendita di tabacchi/alcolici, bisognerà chiedere dei permessi all’Agenzia Dogane e Monopoli. Il locale deve essere conforme alle leggi urbanistiche e di sicurezza, talvolta con permesso dell’ASL.
Per aprire l’attività è necessario munirsi di partita IVA, e iscriversi, obbligatoriamente, alla Gestione Commercianti INPS, per versare i contributi previdenziali. C’è anche l’obbligo di seguire i protocolli HACCP, che prevedono un regolare monitoraggio ai fini della sicurezza degli alimenti.
Importantissimo pulire i distributori, per evitare il diffondersi di batteri e tenere conto degli interventi e della frequenza con cui occorrono.
Per avviare l’attività, i costi cambiano a seconda che si tratti di un’attività in proprio o in franchising. Se si apre in proprio, bisognerà comprare i distributori, tenere conto di possibili spese per lavori di ristrutturazione e permessi vari. Si dovranno pagare (sia se si tratta di franchising o in proprio) le utenze, manutenzione macchinati, approvvigionamento prodotti, eventuale affitto del locale.
Nel franchising, i distributori vengono dati in comodato d’uso, in genere, ma si paga un tot per entrare oppure si versano dei corrispettivi periodici. I costi variano da 4 mila a 35 mila euro.
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