Nel 2026 chi arriva all’età pensionabile senza contributi non resta senza tutele. L’assegno sociale Inps viene confermato e aggiornato, con un importo rivalutato e soglie reddituali decisive per l’accesso. Una misura storica che continua a rappresentare un punto di riferimento per chi non ha una pensione.
Nel panorama del welfare italiano, accanto a strumenti più recenti come assegno unico e assegno di inclusione, resistono prestazioni consolidate che intercettano bisogni ancora molto diffusi. Tra queste rientra l’assegno sociale Inps, destinato a chi raggiunge i 67 anni di età senza aver maturato una pensione di vecchiaia o altri trattamenti previdenziali.
Anche nel 2026 la misura viene rinnovata, con un importo aggiornato all’inflazione, nuovi valori di riferimento per il reddito personale e coniugale e procedure di domanda che restano interamente digitali. Il tema della pensione senza contributi, in un Paese segnato da carriere discontinue e lavori precari, continua così a essere centrale nel dibattito su previdenza, assistenza e tutela della terza età.
L’assegno sociale è una prestazione assistenziale erogata dall’Inps su richiesta dell’interessato, pensata per chi si trova in una condizione di bisogno economico e non ha diritto a una pensione. Non si tratta di un trattamento previdenziale, quindi non richiede contributi, non è reversibile ai superstiti, non subisce tassazione Irpef e non può essere pignorato. Il diritto viene verificato anno per anno sulla base dei redditi e della residenza effettiva in Italia.
Per accedere nel 2026 occorre aver compiuto 67 anni, risiedere stabilmente sul territorio nazionale e possedere la cittadinanza italiana o una condizione equiparata. Resta fondamentale il requisito dei dieci anni di soggiorno legale e continuativo in Italia, valido per i periodi successivi al primo gennaio 2009. Il riconoscimento dell’assegno dipende inoltre dal reddito: per i non coniugati si considera il reddito personale, mentre per i coniugati l’Inps valuta il cumulo con il reddito del coniuge, includendo diverse tipologie di entrate come redditi soggetti a Irpef, rendite Inail, redditi immobiliari e assegni alimentari previsti dal Codice civile.
Dal punto di vista economico, l’assegno sociale Inps è stato rivalutato dal primo gennaio 2026 attraverso il meccanismo di perequazione. Dopo i 538,69 euro mensili del 2025, l’importo sale a 546,24 euro al mese. Superare questa soglia con i propri redditi comporta la perdita del diritto, mentre chi rientra nei limiti può ricevere l’assegno in misura intera o ridotta, a seconda della situazione reddituale individuale o familiare. L’assegno spetta anche in casi particolari: chi ha compiuto 67 anni e maturato 20 anni di contributi, ma percepisce una pensione inferiore all’importo dell’assegno sociale, può ottenere il trattamento più favorevole. Questa possibilità riguarda esclusivamente i cosiddetti contributivi puri, ossia chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995.
La domanda va presentata online sul portale Inps, utilizzando le credenziali personali, oppure tramite il contact center o gli enti di patronato. Il pagamento decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della richiesta. L’Inps effettua controlli annuali sul possesso dei requisiti economici e sulla residenza effettiva, poiché l’assegno sociale mantiene un carattere provvisorio e legato alla situazione reale del beneficiario. Nel 2026, per chi non ha contributi ma ha raggiunto l’età pensionabile, resta quindi uno strumento essenziale di sostegno al reddito e di inclusione sociale.
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