Il calo dell’euro e le conseguenze economiche per il futuro dell’Europa

Il recente calo dell’euro vicino alla parità con il dollaro ha generato timori in merito alle condizioni economiche dell’Ue.

Quali sono i significati per il futuro dell’Europa e le implicazioni economiche?

Europa e banche centrali

Oggi l’euro sembra avere ritrovato sostegno al suo corso rialzista mantenendosi su un livello di 1,02 dollari per euro. Il supporto alla forza della moneta unica deriva dalle misure di politica economica intrapresa dalle banche centrali di Ue e Stati Uniti, affiancate agli scarsi risultati economici di questi ultimi.

Un rialzo settimanale come quello avvenuto nell’ultima settimana non si vedeva da metà maggio. Un segnale importante che potrebbe spingere il cambio euro dollaro verso l’obiettivo di prezzo in area 1,0826. Questo dipenderà dal decorso delle relazioni internazionali dell’Ue e dalla stabilità dei Paesi più fragili come quelli del Sud Europa

Al contrario se prevarrà nuovamente il sentiment ribassista, alla rottura del livello di 1,0119 il cambio euro dollaro potrebbe arrivare sotto la parità già toccata nelle settimane precedenti.

Le implicazioni per l’Europa del calo dell’euro

Le implicazioni per l’Europa di questo scenario sembrano avere per il momento un impatto minimo sulle prospettive economiche del continente. Sebbene attualmente il cambio EUR/USD si attesti circa l’11% al di sotto della sua media quinquennale, il dollaro si è rafforzato rispetto a tutte le valute. La valuta Usa è stata individuata sul breve termine l’unica valida alternativa ai beni rifugio come l’oro o il Franco svizzero.

Per l’Ue l’apprezzamento relativo del dollaro da un lato comporta un aumento del costo delle importazioni statunitensi e una crescita dell’inflazione, dall’altro migliora la competitività dei prodotti esportati dall’Unione verso gli Stati Uniti. Ue è oggi il partner commerciale più importante e le economie dei due paesi rischiano di influenzarsi fortemente a vicenda.

Il più importante rischio che oggi corre l’Ue è la totale interruzione delle forniture di gas russo. È per questo da tenere in considerazione un deprezzamento dell’Eur/Usd fino 0,9. Il secondo rischio in ordine di importanza un ampliamento degli spread dovuto a una crisi del debito tra i Paesi membri. In questo contesto la BCE tramite il TPI sembra pronto a contrastare le dinamiche di mercato ingiustificate che ostacolano la trasmissione della politica monetaria.

Euro debole ma nessun effetto positivo sull’inflazione

Nonostante questo la BCE può poco per sostenere la valuta nel caso si verificassero le circostanze sopra descritte. L’unica risorsa per sostenere il crollo dell’euro è quello di intervenire con nuovi tassi di interesse agendo però allo stesso tempo sulla dinamica inflazionistica. Gli effetti del deprezzamento dell’euro sono quindi diversi anche in base al tempismo con il quale la Bce può intervenire.

Ai livelli attuali l’euro non è abbastanza debole da giustificare un dibattito sugli interventi o una revisione delle previsioni di inflazione. Se il gas russo continuerà a fluire almeno al minimo attuale e gli spread dei paesi periferici rimarranno contenuti l’euro rimarrà probabilmente nel medio termine nell’attuale range di prezzo.

Sul lungo termine invece entro i prossimi 3 anni, l’eurozona è ben posizionata per minimizzare i danni permanenti di una recessione. Questo vale soprattutto dal punto di vista della sicurezza energetica, positiva in termini di stabilità a lungo termine dell’economia. Questa è infatti sostenuta dai massicci investimenti per le energie rinnovabili e la digitalizzazione che contribuiscono a migliorarne le prospettive di crescita. Tutti questi fattori positivi possono manifestarsi anche più repentinamente una volta superata o conclusa l’attuale guerra commerciale.

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