Sono molti i contribuenti che hanno debiti o cartelle esattoriali da pagare nei confronti del Fisco o di altri creditori, l’attenzione deve essere alta poiché nemmeno la pensione è al sicuro. Scopriamo insieme di cosa si tratta.
Quando si hanno debiti da pagare con l’Agenzia delle Entrate nulla è scontato. Infatti, i rischi per chi ha debiti o cartelle esattoriali emesse dal Fisco sono tantissimi. Bisogna fare molta attenzione, poiché quando si è sotto la lente di ingrandimento dell’Ente per la riscossione, il rischio di incorrere in provvedimenti di esecuzione forzata è alto.
Infatti, i provvedimenti che l’Agenzia delle Entrate può emettere nei confronti dei contribuenti inadempienti sono numerosi come: fermo amministrativo sulla propria auto, confisca di beni e anche pignoramento. Tuttavia, molti commettono l’errore di credere che la propria pensione sia il sicuro. In realtà non è proprio così: facciamo un po’ di chiarezza in merito alla questione.
L’Ente italiano che si occupa della riscossione dei crediti nei confronti dei contribuenti è l’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima viene incaricata dalle varie amministrazioni a recuperare i propri crediti verso i contribuenti inadempienti. Nello svolgimento del suo ruolo di esattore, l’Agenzia delle Entrate utilizza tutti i poteri in suo possesso per recuperare ciò che possibile dal contribuente che ha debiti.
Tra le azioni che il Fisco può mettere in campo per il recupero dei crediti, il pignoramento è sicuramente la procedura più riconosciuta. Proprio questa procedura, viene sottovalutata da molti cittadini e anche dai pensionati che commettono l’errore di credere che la propria pensione sia al sicuro da tale atto.
Nella realtà, proprio la pensione rappresenta per il Fisco un reddito molto più facile da attaccare. Infatti, l’Agenzia delle Entrate per riscuotere quanto dovuto dal pensionato inadempiente chiederà direttamente all’Inps di trattenere dalla pensione una quota relativa al pagamento del debito. Non sarà quindi il pensionato a dover pagare in prima persona ma ogni mese riceverà il proprio assegno pensionistico al netto della quota trattenuta dal Fisco.
Come abbiamo visto, esiste la concreta possibilità che il pensionato inadempiente si ritrovi con l’assegno pensionistico pignorato. Tuttavia, il Fisco non potrà pignorare completamente la pensione e lasciare così il pensionato senza alcun reddito. Esistono, infatti, dei limiti anche per l’Agenzia delle Entrate quando si tratta di mettere in atto questa procedura di espropriazione forzata.
Ogni anno, i limiti previsti per il pignoramento vengono aggiornati prendendo in considerazione del minimo vitale. Questa soglia, infatti, viene calcolata dall’Inps prendendo in considerazione 1,5 volte quello previsto per l’assegno sociale.
Infatti, l’assegno sociale corrisponde per quest’anno 468,10 euro, ciò significa che il minimo vitale corrisponderà a una volta e mezzo dell’assegno, ovvero 702,15 euro. Ciò significa che, fissato come parametro il minimo vitale: potrà essere pignorata solo la parte eccedente tale quota nella misura del 20%.
Infine, qualora il creditore fosse la stessa Agenzia delle Entrate il pignoramento della quota eccedente il minimo vitale potrà avvenire solo nella misura di 1/10, ovvero del 10%.
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