Il Reddito di Libertà si rafforza e diventa più consistente: l’INPS annuncia un aumento dell’importo e un’integrazione anche per chi ha già beneficiato della misura nel 2025. Una novità che cambia concretamente il sostegno economico destinato alle donne vittime di violenza.
Nel panorama delle politiche sociali, il Reddito di Libertà torna al centro dell’attenzione con un aggiornamento che incide direttamente sul valore economico del contributo.
L’intervento, comunicato dall’INPS attraverso la Circolare n. 44/2026, introduce un adeguamento che riguarda sia il passato recente sia le nuove domande.
Il Reddito di Libertà è un contributo economico destinato alle donne vittime di violenza che intraprendono un percorso di uscita da situazioni di abuso, seguite dai centri antiviolenza e dai servizi sociali. La misura si rivolge a donne residenti in Italia, cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie con specifici titoli di soggiorno, comprese coloro che possiedono lo status di rifugiate o protezione sussidiaria.
Con il Decreto Interministeriale Famiglia-Lavoro-Economia 17 settembre 2025, il Governo ha aumentato l’importo mensile da 500 a 530 euro. Il valore complessivo passa così da 6.000 euro a 6.360 euro per un massimo di dodici mensilità, erogate in un’unica soluzione.
L’INPS chiarisce che l’aumento non riguarda solo le nuove richieste: anche le domande già accolte e liquidate nel 2025 beneficeranno di un’integrazione pari a 360 euro. L’Istituto procederà ai pagamenti seguendo l’ordine cronologico di accoglimento delle domande.
A chi spetta e perché è rilevante
Il contributo sostiene le donne, con o senza figli minori, che si trovano in una condizione di bisogno economico e che partecipano a un percorso certificato di emancipazione dalla violenza. I fondi servono a coprire spese essenziali come l’autonomia abitativa, il reinserimento sociale e il percorso scolastico o formativo dei figli.
La misura risulta particolarmente rilevante perché è completamente esentasse e compatibile con altri strumenti di sostegno al reddito, come Assegno di inclusione, NASpI, DIS-COLL o cassa integrazione. Questo permette di costruire un supporto economico più stabile e continuativo.
La richiesta del Reddito di Libertà non passa direttamente dall’interessata all’INPS, ma deve essere presentata tramite il Comune di riferimento, cioè quello in cui è avvenuta la presa in carico da parte del centro antiviolenza e dei servizi sociali, indipendentemente dalla residenza.
Per avviare la procedura si utilizza il modulo “SR208”, disponibile sul sito dell’INPS. Il centro antiviolenza deve certificare il percorso intrapreso dalla donna, mentre il servizio sociale attesta lo stato di bisogno legato alla situazione.
Un aspetto centrale riguarda le tempistiche e le risorse disponibili: le domande vengono accolte in base all’ordine cronologico di invio e nei limiti dei fondi regionali.
Dal 1° gennaio 2026 si apre una possibilità concreta anche per chi era rimasta esclusa: le donne la cui domanda era stata respinta entro il 31 dicembre 2025 per esaurimento delle risorse possono ripresentarla. Le nuove richieste saranno valide fino al 31 dicembre 2026 e verranno finanziate con le risorse trasferite entro quella data.
Avviare un’attività con la NASpI anticipata resta possibile anche nel 2026, ma le regole cambiano…
La pensione anticipata per lavori usuranti resta una delle principali vie di uscita anticipata dal…
Il cedolino mensile non racconta solo lo stipendio, ma custodisce informazioni decisive sul futuro economico…
Hai ricevuto la certificazione per la pensione precoci ma qualcosa cambia all’ultimo momento? Nel caso…
Per alleggerire la pressione sui mercati energetici, l’Italia decide di ridurre le scorte petrolifere di…
Comunicare correttamente il proprio IBAN può fare la differenza nei tempi di pagamento del TFR.…