Ogni investimento per poter considerarsi tale ed essere remunerativo, comporta necessariamente rischi e costi. Quali sono le spese correnti che paghiamo per poter avvantaggiarci del surplus del capitale generato dall’investimento?
Il nostro capitale quindi è investito sulla base dell’acquisto di asset sui quali pesano costi di transazione, come quelli delle commissioni.
Questi possono erodere il ritorno degli investimenti. È pertanto giusto conoscere in anticipo la loro natura, per non basare le proprie aspettative sui ritorni lordi. Al fine di conoscere i profitti netti dei fondi comuni e degli ETF, si può considerare il TER e il suo calcolo. Il costo totale del fondo è diviso per il totale delle attività del fondo stesso, fino a definire una percentuale, che rappresenta il TER.
TER = (Costo totale del Fondo / Asset totali del Fondo) x 100
L’importo e la grandezza del TER è un fattore importante, poiché naturalmente questo va a incidere sul rendimento finale che dobbiamo tenere in considerazione, sia per determinare la sua profittabilità, sia per riuscire a metterlo a confronto con altri fondi comuni ed ETF. Il TER definisce l’ammontare dei costi annuali per la gestione di un determinato fondo, questo si riflette naturalmente anche sugli ETF, in quanto questo prodotto non è che uno strumento finanziario basato proprio sulle variazioni del valore di un fondo comune di investimento. Oggi il TER è stato sostituito dal KIID, acronimo di Key Investor Information Document. Esso può essere quindi trovato anche sotto la voce spese correnti.
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Le commissioni comprese nei costi di un fondo comune di investimento, sono rappresentati sinteticamente da una percentuale. Questo risultato è formato dalle seguenti voci:
La Consob, ha definito l’obbligatorietà della pubblicazione dei dettagli delle spese correnti. Questi sono quindi presenti nel prospetto informativo del fondo di investimento. Il gestore del fondo o colui che fa da intermediario deve informare l’investitore prima della sottoscrizione dell’ammontare dei costi.
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