Pandemia: i ricavi delle 12 banche maggiori crescono di 194 miliardi

Aumenta la frenesia di fare trading e raccogliere fondi per gestirli attraverso fondi d’investimento.

Barattolo di euro

Un boom di richieste ha incrementato il numero di investitori e anche di raccolta di fondi per veicoli d’investimento. Questo evento sembra correlato alla pandemia del 2020 e ha comportato un aumento della redditività delle banche d’investimento raggiungendo un incremento del 28% rispetto all’anno precedente.

La società di ricerca Coalition Greenwich, ha monitorato i ricavi delle maggiori 12 banche e questi sono aumentati a 194 miliardi di dollari, il numero più alto dall’inizio dell’indagine ossia circa dieci anni fa.

L’accaduto ha mostrato come Wall Street ma anche le banche europee abbiano beneficiato della pandemia. A causa del Covid il governo globale e la banca centrale hanno ribaltato i prezzi degli assets e hanno spinto gli investitori a proteggersi. In relazione a ciò, ad esempio, la Greensill Bank ha affermato di aver risposto ad una richiesta del regolatore finanziario tedesco BaFin che si mostrava preoccupato alla fine del 2020 una volta appresi i risultati delle pratiche contabili. Il regolatore infatti, non si trovava d’accordo sulle modalità utilizzate da Greensill Bank per classificare gli assets, per questo motivo e in accordo con BaFin, la banca ha provveduto nell’immediato ad apportare le necessarie modifiche.

SPAC: raccolti fondi per 82 miliardi di dollari

Al fine di incrementare il fundraising, le banche hanno contrattato con le SPAC (società di acquisizione per scopi speciali), che hanno la funzione di raccogliere fondi senza specificare ai loro investitori l’oggetto “in bianco”. Le SPAC hanno raccolto fondi per 82 miliardi di dollari, un record rispetto allo scorso anno, aumentando anche le entrate di commissioni per le banche che hanno organizzato gli accordi. Per lo più gli investitori sembravano interessati a trovare rifugi sicuri nei metalli preziosi.

L’intervento della banca centrale per muovere le economie piatte colpite dalla pandemia, ha anche spinto a molti scambi di prodotti di credito, tranne il debito strutturato più complesso che gli investitori avversi al rischio hanno voluto evitare. Infatti, i prodotti con strutture più complesse hanno sottoperformato mentre nelle azioni, i volumi dei derivati hanno raggiunto il livello più alto dell’ultimo decennio, considerato che le società hanno suddiviso i ricavi nella prima metà dell’anno e hanno colpito i derivati legati a questi pagamenti.

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Nelle banche diminuisce il numero di occupati: -1%

Nonostante l’anno eccezionale, i banchieri hanno dovuto affrontare perdite di posti di lavoro, con posizioni in calo dell’1% rispetto all’anno precedente, poiché con la diminuzione di domanda le banche hanno dovuto tagliare le posizioni che si occupavano di derivati azionari strutturati.

I ricavi per dipendente sono pertanto aumentati in tutte le altre linee di business, con una tendenza più evidente verso le materie prime dove si è saliti di circa 6 milioni di dollari, con un aumento del 44% rispetto al 2019. Le banche hanno inoltre mantenuto modesti gli aumenti dei bonus, consapevoli del periodo di crisi che si sta attraversando e che potrebbe nel tempo essere più duro.

Le banche centrali dei mercati emergenti hanno effettuato tagli netti nei tassi di interesse a febbraio, anche se sono presenti  segnali che il ciclo di allentamento iniziato nel 2019 sta per terminare.

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