CU 2026: in molti dovranno restituire fino a 1.200 euro

La Certificazione Unica (CU) 2026 riapre il dossier sul trattamento integrativo IRPEF. Chi supera i 28.000 euro di reddito nel 2025 rischia di restituire fino a 1.200 euro di Bonus 100 euro. Ecco come funziona il conguaglio, quali soglie contano e come gestire il debito nel 730/2026.

Con l’avvio delle elaborazioni della Certificazione Unica 2026, molti lavoratori dipendenti tornano a fare i conti con il trattamento integrativo IRPEF, noto come Bonus 100 euro o ex Bonus Renzi. Il tema incrocia reddito complessivo 2025, conguaglio fiscale, soglia dei 28.000 euro, detrazioni per figli a carico, premi di risultato e rinnovi dei CCNL.

CU 2026
CU 2026: in molti dovranno restituire fino a 1.200 euro (Trading.it)

La partita si gioca entro il 16 marzo 2026, data entro cui il datore di lavoro deve consegnare la CU sintetica con il prospetto dei conguagli. In quella sede emergono eventuali somme da restituire. Non si tratta di un nuovo tributo, ma del recupero di un beneficio che non risulta più spettante alla luce del reddito effettivo maturato nell’anno d’imposta 2025. Il meccanismo coinvolge sia chi ha percepito mensilmente i 100 euro in busta paga sia chi ha beneficiato solo in parte dell’integrazione. L’attenzione si concentra sulle soglie reddituali e sulla corretta comunicazione di altri redditi, come quelli da locazione.

Trattamento integrativo IRPEF, soglie di reddito e conguaglio nella Certificazione Unica 2026

Il trattamento integrativo spetta per intero ai lavoratori con reddito fino a 15.000 euro. Nella fascia tra 15.001 e 28.000 euro il bonus resta legato alla capienza delle detrazioni rispetto all’imposta lorda. Oltre i 28.000 euro di reddito complessivo, il beneficio non spetta e il lavoratore deve restituire quanto percepito, fino a un massimo di 1.200 euro annui.

Il rischio restituzione si concretizza spesso dopo aumenti salariali derivanti dai rinnovi dei CCNL o dall’erogazione di premi di risultato che fanno superare la soglia. Incide anche la mancata comunicazione al datore di lavoro di ulteriori redditi, ad esempio quelli derivanti da locazioni. Gli uffici HR e i consulenti del lavoro verificano periodicamente le detrazioni per figli a carico, che influenzano il calcolo dell’imposta e la spettanza del bonus, mentre risulta più complesso intercettare altri redditi non dichiarati al sostituto d’imposta.

Quando chiudono le operazioni di conguaglio, il datore di lavoro indica nella CU 2026 le somme trattenute. Se il bonus risulta indebitamente erogato, procede al recupero in busta paga. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate prevedono una clausola di salvaguardia: se l’importo da restituire supera 60 euro, il recupero avviene in otto rate di pari ammontare a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.

La Certificazione Unica 2026 deve riportare con precisione queste operazioni. Al punto 391 compare il codice “1” se il bonus risulta erogato, al punto 393 l’ammontare recuperato entro il conguaglio e al punto 394 l’importo ancora da trattenere nelle rate successive.

Un caso pratico aiuta a comprendere l’impatto. Un dipendente che nel 2025 ha percepito 100 euro mensili e, grazie a uno scatto contrattuale, supera i 28.000 euro di reddito complessivo, perde il diritto al trattamento integrativo. Se ha ricevuto l’intero importo annuo di 1.200 euro, il datore di lavoro avvia il recupero attraverso trattenute, eventualmente rateizzate. Il lavoratore può valutare di rinunciare al bonus per il 2026 se prevede di superare nuovamente la soglia, così evita ulteriori conguagli negativi.

Se il sostituto d’imposta non completa il recupero, il debito residuo emerge nel quadro C del modello 730/2026. In quella sede il contribuente può rateizzare quanto dovuto oppure compensare il debito facendo valere ulteriori detrazioni, come spese mediche, ristrutturazioni edilizie o interessi sul mutuo. Al contrario, chi non ha ricevuto il bonus pur rientrando nelle soglie può recuperarlo proprio con il 730.

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