L’euro si rafforza, i mercati osservano Francoforte e tornano le ipotesi di un intervento sui tassi. Alla vigilia della riunione BCE di febbraio 2026, il cambio diventa un indicatore sempre più osservato.
Tra dinamiche valutarie, inflazione e tensioni geopolitiche, la politica monetaria europea si muove su un equilibrio delicato.

Il rafforzamento dell’euro non rappresenta un obiettivo, ma inizia a pesare nelle valutazioni del Consiglio direttivo.
Euro forte e tassi BCE: perché il cambio torna al centro delle attese
Secondo Martin Wolburg, Senior Economist di Generali Investments, l’attenzione degli investitori nasce dal fatto che non solo il cambio euro-dollaro si è rafforzato temporaneamente, ma anche l’euro ponderato per il commercio mostra segnali di forza. Questo indicatore risulta oggi circa il 2,2% sopra la media dello scorso anno, un livello superiore all’1,6% ipotizzato nelle precedenti stime dello staff BCE. Un dato che spinge il mercato a interrogarsi sull’impatto reale del cambio sulle future mosse dell’istituto di Francoforte.
Il legame tra tasso di cambio e inflazione risulta noto ma spesso sottovalutato. Wolburg richiama uno studio interno della BCE secondo cui un apprezzamento dell’euro dell’1% comporta una riduzione dell’inflazione complessiva di circa 0,04 punti percentuali entro un anno. Un effetto considerato limitato, al punto che il Consiglio direttivo può, almeno nel breve periodo, ignorarlo in larga parte senza compromettere l’orientamento di politica monetaria.
Il contesto globale rende però il quadro più complesso. La forza dell’euro si inserisce in una fase segnata da dazi statunitensi, da una competizione economica intensa con la Cina e dal rischio di un ulteriore apprezzamento della valuta unica, soprattutto se dovesse indebolirsi la fiducia negli Stati Uniti. In uno scenario del genere, il cambio potrebbe esercitare una pressione più significativa sulle dinamiche dei prezzi.
Alla vigilia della riunione di febbraio 2026, il dibattito sui tassi BCE si alimenta quindi di un elemento in più. L’euro non guida formalmente le scelte della banca centrale, ma il suo rafforzamento contribuisce a ridefinire l’equilibrio tra stabilità dei prezzi, crescita economica e contesto internazionale, rendendo il confronto all’interno del Consiglio direttivo ancora più articolato.