Stati Uniti e Unione Europea hanno sottovalutato l’impatto delle politiche di sostegno all’economia durante la pandemia. La Bce sembra già pronta a soluzioni nuove per correggere gli effetti collaterali.
Transitoria, di passaggio, persistente ma destinata ad assorbirsi; fino alle ultime previsioni sull’inflazione diventata pervasiva e difficile da controllare.
Le banche centrali si trovano ora a gestire uno shock creato dalla convergenza di prezzi energetici e di materie prime, causati da fattori esogeni alle dinamiche graduali delle tendenze economiche.
Quasi tutte le previsioni delle autorità monetarie sull’inflazione si sono rivelate errate. Le cause sono da riscontrarsi in modelli economici poco efficaci nel catturare shock estemporanei di così larga portata e della mancata previsione degli effetti di stimolo derivanti dall’aumento della domanda aggregata.
Anche scomponendo le varie parti dell’inflazione, le previsioni a medio termine sarebbero comunque alte. Con una inflazione all’8% e tassi previsti per il 2023 attorno al 3% Stati Uniti ma soprattutto Ue si trovano oggi alle strette; Lagarde ha detto che la Bce è pronta a creare nuovi strumenti, se necessario, nell’aspettativa di un possibile fallimento delle nuove politiche monetarie.
Il problema di base rimangono gli effetti negativi della guerra ancora tutti da disvelarsi. In Europa la riduzione della crescita rimane così un’incognita; A Francoforte sono molto attenti a valutare gli effetti collaterali dell’aumento dei tassi.
I cambiamenti nel mercato del lavoro scontano già in parte quelli della stabilità dei prezzi; Cosa succederà ai consumi Europa? Per tanti motivi la politica monetaria oggi governa l’economia, ma i mutamenti nella globalizzazione possono facilmente rendere inefficaci gli strumenti economici oggi a nostra disposizione. L’evidenza potrebbe già essere scontata nel presente, con politiche monetarie più difficili da veicolare.
Ora siamo in una trappola del debito, con il rapporto debito globale/PIL al 360%. Man mano che le banche centrali aumentano i tassi di interesse, aumentano la probabilità di causare una recessione. Questo perché tassi più alti riducono gli investimenti e alla fine danneggiano i consumatori.
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