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La guerra avanza, paura e incertezze per gli italiani, le previsioni non sono buone: un futuro di austerity e consumi ridotti

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Economia di guerra, il prossimo futuro del nostro Paese. È la crisi del gas a  dettare i tempi. Non si potrà fare a meno di tagli ai consumi. Sarà un inverno gelido e dispendioso.

Lo sappiamo, anche il nostro Paese sta pagando un dazio rispetto alle forniture di gas russo. Gazprom ha attuato una ennesima riduzione (un terzo ancora) ad ENI. In Germania si registrano standard di circa i due terzi al di sotto della media stagionale.

Pixabay

Ancora qualche giorno e si avrà notizia del gasdotto Nord Stream 1. Sapremo qualcosa in più sulla sospensione delle forniture dalla Russia. Con ogni probabilità, stando all’opinione del mercato, le forniture saranno interrotte fino a data da destinarsi a seguito dell’abituale sospensione delle attività dovuta alla manutenzione del complesso. In settimana, il costo del gas era divampato ai livelli altissimi, al di sopra dei 175 euro per mega-wattora. Nel 2021, si attestava intorno ai 35 euro. Si registra quindi il +400%, rincari intollerabili per le famiglie e gli organismi industriali del continente.

Prove di economia di guerra sul continente europeo

C’è già chi si mobilita per attuare un potenziale stato d’emergenza. Nel caso in cui la sospensione della fornitura di gas si rivelasse risolutivo, la preminenza sarebbe concessa a ospedali e opere emergenziali, per poi passare a famiglie e aziende. Le pubbliche istituzioni avranno il dovere di centellinare il dispendio energetico.

L’Italia non potrà tirarsi indietro. Il governo Draghi (o chi per lui) elabora con il coordinamento del Quirinale quella definibile come una “economia di guerra”.

Nel nostro Paese dei 76 miliardi di metri cubi di gas consumati ogni anno 29 sono provenienti dalla Russia. Attualmente, le alternative (Algeria e Libia) non sono sufficienti, almeno nel breve periodo.

Vladimir Putin avrebbe stabilito la chiusura dei rubinetti di Gazprom nel bel mezzo della stagione estiva. Scelta non casuale, è proprio durante l’estate che i clienti europei sono abituati a procacciare riserve di gas in vista della stagione fredda. Un gelido inverno all’orizzonte, mesi a cui arriveremo già stremati dopo un anno di incredibili rincari.

Gli addetti ai lavori hanno finora reagito contenendo i costi della benzina e delle bollette.

La metodologia dei consumi centellinati

Si prospettano misure draconiane. In autunno tutto lascia immaginare che vi saranno contenimenti dei consumi. Nel giro di poco, se la Russia portasse a zero le forniture di gas, non ne disporremmo sufficientemente per appagare la richiesta generale.

Gli enti pubblici sono già vincolati a una limitazione delle temperature dei climatizzatori, sebbene le parsimonie attese siano secondarie. La preminenza sarà conferita alle prestazioni emergenziali e successivamente alle famiglie.

Anche Confindustria si è rivolta al governo, la richiesta è che l’iter di produzione non sia trascurato in questa strategia di contenimento.

Consumi razionati

Illuminazione pubblica

Negozi e locali, chiusure anticipate

Abbassamento temperatura climatizzatori nelle case (massime in inverno a 19 gradi e minime in estate di 25).

Un solo grado in meno, basandosi sugli studi scientifici, potrebbe portare a un risparmio di 180 euro di bolletta annui. Il risparmio previsto si aggirerebbe intorno ai 6 miliardi di metri cubi. La problematica? Rispettare la nuova normativa e sperare nel buon senso.

Occhio anche alle celebri aziende “energivore”, che contano cospicui standard energetici. Si pensi ad esempio alle acciaierie. In questo caso, l’incognita sarebbero i contraccolpi economici.

La sospensione momentanea delle fabbriche graverebbe sull’occupazione, sullo sviluppo e limiterebbe l’offerta degli articoli in commercio. Con l’assenza dell’acciaio, addio a elettrodomestici, auto, ecc. Si andrebbe ad accentuare l’insufficienza di beni appuratasi con la crisi pandemica.

Di qui, rinforzo dei tassi d’inflazione, colata a picco della capacità d’acquisto delle famiglie.

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